Licaj polemico: "Largo ai professionisti"

E' inevitabile che una fusione porti con sé anche qualche problema, anche perché ad unirsi sono molto spesso due ambienti che per lungo tempo hanno vissuto una vita propria, con le proprie abitudini, i propri modi di pensare e le proprie professionalità. Che il percorso della nuova Romentinese & Cerano non fosse semplice ce lo si poteva quindi ci aspettare e le frizioni che in questi giorni stanno attraversando i due gruppi, uno che fa capo al Cerano con il presidente Guido Presta in testa e l'altro di chiaro stampo romentinese e che comprende la quasi totalità della rosa della scorsa stagione praticamente messa alla porta, non possono che confermare tutto questo.
A farsi portavoce del disagio che stanno vivendo gli ormai ex giocatori della Romentinese è il capitano storico del sodalizio verde-arancio Edvin Licaj, una vita spesa con la casacca romentinese cucita addosso: "Abbiamo letto tutti le ultime parole rilasciate dal presidente Presta e volevamo un po' dire anche la nostra senza nessuna volontà di fare polemica. Credo però che sia doveroso dopo quasi dieci anni di Romentinese, una squadra che ho vissuto un po' come se fosse la mia famiglia e che per me resterà sempre legata alle figure del presidente Bersini e di Manetti. In tutti questi anni io e molti miei compagni abbiamo avuto tante richieste per andare altrove ma il gruppo che si è creato, proprio quasi come una famiglia come ti dicevo prima, ha fatto sì che tutti rimanessimo sempre uniti e legati a questa squadra e a questi colori. Poi è arrivata la fusione di quest'anno, che noi abbiamo vissuto proprio come se si fosse un po' sciolta una famiglia, e la cosa è molto triste; l'anno scorso ci aveva già lasciato il presidente Bersini ed è stato come se una parte stessa della famiglia se ne fosse andata e la stagione di quest'anno, portata avanti tra mille difficoltà, è stato un chiaro segno di qualcosa che comunque è cambiato".
Un rapporto mai nato quello con la nuova dirigenza anche perché sono fin qui mancati i momenti di confronto tra le due parti: "Molti di noi, me compreso, la nuova società non la conoscono per niente, non ci hanno mai parlato. E' stato deciso, a torto o a ragione questo non sta a me dirlo, che la nuova squadra in Eccellenza si allenerà al pomeriggio e quindi, per carità, largo ai professionisti; però dire che non c'è stata disponibilità da parte dei giocatori della Romentinese di fronte a scelte di vita diverse mi sembra esagerato, perché la vita non è giocare a calcio in Eccellenza ma avere un lavoro per portare da mangiare ai propri figli, credo ci voglia anche un po' di rispetto".
Un nervo scoperto, quello messo a nudo da una fusione arrivata per necessità economiche ma che rischia di scontentare molti, soprattutto tra quanti hanno a cuore le sorti dei colori verde-arancio: "Io capisco la necessità di Manetti, che di fronte alle difficoltà economiche ha dovuto per forza compiere una scelta, ma per me vedere una squadra che si chiama Romentinese & Cerano senza neanche un giocatore del gruppo della vecchia Romentinese è una tristezza, la Romentinese resterà una sola, quella di persone come Bersini, come Manetti, come Paglino e tanti altri e come me la pensano tanti tifosi che in questi anni hanno seguito la squadra. A questo punto forse sarebbe stato più giusto che la società si fosse chiamata semplicemente Cerano e che la storia della Romentinese si fosse conclusa qui, senza strascichi che niente hanno a che fare con quella società". Che la questione avrebbe potuto essere risolta in tutt'altro modo appare chiaro dalle parole che lo stesso Licaj pronuncia quasi di un fiato: "Visto che la società aveva deciso di dare un taglio professionistico al suo modo di fare sarebbe stato semplice convocarci per comunicare questa cosa, noi stessi saremmo stati i primi a fare un passo indietro perché nessuno di noi può permettersi di allenarsi al pomeriggio. Anche se questo modo di fare dà secondo me un segnale sbagliato anche ai giovani che si trovano ad allenarsi al pomeriggio in Eccellenza e pensano di essere dei professionisti quando invece bisognerebbe comunque pensare ad altro nelle nostre categorie, è un messaggio sbagliato quello che passa. Si è tanto parlato di disponibilità ma se fosse veramente questa quella a cui si puntava sarebbe bastato spostare gli allenamenti alla sera perché non penso che allenarsi di sera possa essere un problema o un costo ulteriore per una società di calcio alle nostre latitudini".
Il futuro ora per i tanti giocatori fuoriusciti dalla Romentinese è tutto da scrivere, dopo aver avuto la conferma che per loro non ci sarebbe stato posto nella nuova squadra che verrà presa in mano da Giorgio Rotolo: "Quello che dispiace è che non ci sia stato un minimo di considerazione per chi in questi anni ha scritto la storia della Romentinese, ottenendo grandi risultati con una squadra sempre in Promozione. In questo momento sono amareggiato ma anche sereno, per quel che mi riguarda posso anche smettere di giocare a calcio perché sono contento di quello che ho fatto; sono stato anche chiamato da un paio di squadre tra cui la Castellettese del mio amico Forzatti, ma in questo momento non mi sento nelle condizioni di andare a parlare con nessuno. Mi fa ovviamente piacere e ringrazio il presidente Gentile e il direttore Gallo per l'interessamento ma a livello motivazionale in questo momento mi sento svuotato. E poi anche per rispetto alla Romentinese perché io, fino a prova contraria, sono ancora un giocatore della rosa per cui aspetto comunque una chiamata dai miei dirigenti e come me tutta la vecchia guardia, Marchetti, i Marra, Ndiaye che vive questa società da undici anni... Per molti di noi Manetti è come un papà, sappiamo che in questi giorni ha avuto dei problemi di salute e ci dispiace, avrà sempre il massimo del nostro rispetto".
