Giusto, l'oro del San Pietro Gravellona

Con il gol dell'1-0 siglato al Riviera d'Orta Giuseppe Giusto, bocca di fuoco scelta dei tocensi del San Pietro, ha raggiunto la fatidica quota delle cento reti tagliando un traguardo che per un attaccante funge un po' da spartiacque tra tutte quello che c'è stato prima e quello che ci sarà dopo. Si è fatto quindi festa domenica al "Boroli" ma solo per un istante, perchè c'è ancora un playoff da conquistare e, chissà, magari una Prima Categoria da giocare proprio con la maglia arancio-nera del San Pietro.
- Cento gol sono una quota-simbolo per un attaccante, un traguardo che porta con sé tanti pensieri e tante considerazioni: quali sono quelle di Giuseppe Giusto?
"Sono considerazioni felici perchè ho segnato in tutte le categorie, dalla Promozione alla Terza e fare gol è sempre un momento felice. Per scherzo e curiosità un paio di mesi fa, parlando con mio papà, abbiamo fatto il conto delle reti fatte fino all'inizio di questa stagione e mi ha detto che avrei dovuto fare 20 gol anche quest'anno per arrivare a 100; allora ho pensato bene di provarci, non tanto per la gloria personale ma perché ogni gol segnato da me o da un mio compagno ha permesso al San Pietro Gravellona di arrivare dov'è adesso. Affettivamente sono dedicati a lui questi 100 gol perchè da vent'anni non perde una mia partita alla domenica, e poi alla mia fidanzata che invece non vede l'ora che io smetta (ride...). Calcisticamente invece sono dedicati a tutto il gruppo del Gravellona ma soprattutto al mio amico Stefano Moscattini che ha scommesso su quanti gol avrei fatto quest'anno e non mi ha ancora detto qual è la quota fissata: a metà stagione si è purtroppo dovuto fermare per un'operazione ma tutti lo aspettiamo insieme a Guglielminetti che ha rotto il crociato".
- Hai sempre espresso in maniera chiara, e dalle tue parole traspare, il concetto di stare bene al San Pietro Gravellona: cos'hai trovato in questa società che magari altrove ti è mancato?
"Al San Pietro ho trovato tutto ciò che un giocatore può desiderare, siamo seguiti come professionisti e tante volte anche troppo coccolati da tutto lo staff, a parte per un breve periodo dopo l'esonero di mister Vono. Presidente e Direttore Sportivo non hanno mai fatto mancare la loro presenza, Michele Fioramonti da Ds ha tutti i meriti nell'aver formato lo splendido ambiente che circonda la prima squadra, Dino Guarducci da Presidente si occupa sette gironi su sette di più di 350 persone, se ci pensi per gente che lo fa come "seconda occupazione" è una cosa fantastica. Il resto viene da sé, si è formato un gruppo fantastico, fuori dal campo si sono creati tra di noi tutti dei legami che in campo poi fanno la differenza".
- Non senti che la Seconda Categoria stia un po' stretta ad un attaccante come te che ha dimostrato di vedere la porta con continuità? Ci sono state occasioni di risalire al piano superiore?
"Occasioni ce ne sono state, certo; per correttezza non ti faccio i nomi delle squadre che mi hanno contattato ma l'anno scorso, dopo un girone di ritorno un po' sotto tono da parte di tutti, io personalmente avevo solo voglia di rimanere per dimostrare non solo al San Pietro Gravellona ma anche a qualcun'altro che non ero il giocatore mediocre visto nella seconda parte di stagione. Andare in Prima Categoria perché una squadra ti contatta è un grande vanto, ma non c'è confronto con l'andare in Prima Categoria conquistandola sul campo. E poi ho voluto rimanere qui anche per il gruppo, non certo per i soldi: è quello che nelle sere di inverno ti fa alzare dal divano per andare ad allenamento".
- Il gol di domenica, tra l'altro, è ancora più importante perchè ha dato al San Pietro Gravellona la quasi certezza di partecipare ai playoff: come vi approcciate a questo impegno?
"Avevamo questo obiettivo e siamo felici di essere ormai ad un passo dal raggiungerlo, lo vivremo con l'impegno immenso che ci abbiamo messo dalla pausa fino ad ora. Come dice il mister, mollare adesso sarebbe buttare via tutti i sacrifici che abbiamo fatto, tra allenamenti sul ghiaccio, sull'asfalto e tutto quello che ne è conseguito; io personalmente poi che ho saltato la preparazione invernale per uno strappo ho dovuto faticare il doppio per arrivare al livello dei miei compagni che si sono fatti un gran mazzo da quando è arrivato Moz. Quindi testa bassa e lavorare, questo è il periodo delle gite domenicali per altri mentre noi siamo arrivati fin qua e ci proveremo fino in fondo: andare avanti o uscire non cambia, l'importante è farlo sempre con la testa alta e senza rimpianti. Il lavoro paga sempre prima o poi".
- Come valuti la stagione generale della tua squadra, passata di mano durante l'anno da Domenico Vono a Marco Moz?
"Non mi piace parlare del passato, non ne parlo mai, il mister adesso è Marco Moz. A metà campionato eravamo a 24/25 punti dalla prima, poi con due sconfitte, un pareggio e nove vittorie, di cui otto di fila, abbiamo risollevato la nostra classifica. Questo ruolino parla per noi, credo che nella seconda parte di stagione sia venuto fuori il nostro vero valore, lavorando sodo e soprattutto cambiando testa. "Fa si che sia il campo a parlare per te": Omar Lomazzi a cui io sono legatissimo e che calcisticamente è come se fosse mio padre, mi ripeteva questa frase ogni domenica e me la ripete tutt'ora visto che ci sentiamo quotidianamente. Passato o presente, il campo ha sempre parlato per me. Colpe o meriti sono sempre di tutti".
- Per finire, raccontaci i tuoi progetti futuri: c'è ancora il San Pietro nel tuo domani o conti di prendere altre strade?
"Progetti futuri... Adesso non è il momento di pensarci, la testa è rivolta a domenica per cercare di confermare il posto nei playoff e vedremo se giocheremo in casa o fuori. La nostra avversaria diretta, il Comignago, giocherà contro la Mergozzese una gara che sulla carta sembra scontata e questo mi mette un po' di tristezza: quando ero io il capitano della Mergozzese anche a fine campionato davamo del filo da torcere a tutti, a Mergozzo chiunque la trovava dura anche se eravamo già salvi; a noi comunque cambia poco, penseremo partita dopo partita anche per quanto riguarda gli eventuali playoff. Il mio futuro lo deciderò nel prossimo mese, a quasi trent'anni l'offerta da mille e una notte (in passato si è parlato a lungo anche di un possibile approdo ad Omegna, n.d.r.) non arriverà più, quindi è inutile pensarci. A Gravellona sto bene, la voglia di fare bene viene da sé, e che sia Prima o Seconda l'importante è non avere rimpianti".
