Il Pagellone di Argentina-Bosnia

ARGENTINA
Romero 6:
Alterna qualche buon intervento sulle non numerose conclusioni bosniache verso la porta argentina ad un'uscita rivedibile che regala la speranza finale agli avversari. Una Nazionale da primato si basa spesso e volentieri sulle qualità del proprio numero 1, deve crescere se vuole diventare un fattore di questa Argentina. Infante.
GARAY 7:
Un baluardo tutta sostanza che diventa presto spauracchio per la tecnica (ma fisicamente gracile) prima linea bosniaca che annovera, al fianco del granatiere Dzeko, una pletora di giocatori dotati più di estro e fantasia che di muscoli. Di testa le prende tutte, sul piano fisico non c'è confronto. Blinda la difesa senza cercare avventure, l'Argentina è già abbastanza dotata di giocatori che pensano alla fase avanzata. Ministro della difesa.
Fernandez 5,5:
Resta bene in partita fino all'ingenuità che costa all'Argentina 10' di palpitazioni; si fa prendere in mezzo dalla giocata della Bosnia, permettendo ad Ibisevic di aggirarlo e andare a segnare. A suo agio con giocatori della stazza di Dzeko, con cui si impegna nel confronto sul piano fisico uscendo spesso vincitore, meno quando è attaccato in velocità. Circuito.
Campagnaro 6:
Sacrificato dopo un tempo sull'altare del cambio di modulo da parte del ct Sabella, rischia di vedere indebolita la sua posizione se il tecnico decidesse di optare definitivamente per il 4-4-2, in cui sicuramente non partirebbe tra i titolari. Peccato, perché nel primo tempo non demerita, chiudendo alla Bosnia tutte le linee di passaggio e inaridendo la vena di un pericolo pubblico come Pjanic. Sedotto e abbandonato. (1'st Gago 6,5: Si impone come il costruttore di gioco che mancava all'Argentina nella prima frazione, candidandosi ad essere sempre più importante in questa "Seleccion". Emergente).
Zabaleta 6:
Possiede piedi non certamente educati, a cui cerca di sopperire con una capacità polmonare da record mondiale di apnea che gli consente di sgroppare più e più volte fino a fondo campo, dove si produce in cross puntualmente sbilenchi. Riportato sulla linea dei difensori nella ripresa, amplia la sua collezione di caviglie avversarie, chiudendo a doppia mandata la sua fascia competenza. Enzo Maiorca.
Maxi Rodriguez 5,5:
Tocchetta in modo scolastico in mezzo al campo, lui che è abituato a aprire le ermetiche difese avversarie con ficcanti incursioni partendo quasi dalla linea laterale. Si intristisce nel vedere il suo posto occupato da Zabaleta e, anche quando arriva al tiro, lo fa con poca convinzione tanto da convincere Sabella a lasciarlo negli spogliatoi a fine primo tempo. Nostalgico. (dal 1'st Higuain 5: Non è in forma e questo è un fatto, a cui si aggiunge la consapevolezza di partire in seconda fascia nelle scelte del tecnico. La sua gara si limita al tocco-assist di contorno nell'azione del gol di Messi, troppo poco per scalare posizioni nella testa di Sabella. Precario).
Mascherano 6:
Il più difensivo del pacchetto di centrocampo, ormai non fa più differenza per lui giocare al centro della difesa e venti metri più avanti, perché i compiti che cerca di svolgere sono gli stessi. Fatica a disegnare le linee di gioco della "Seleccion" e allora Sabella lo libera da compiti di costruzione nella ripresa, lasciandogli le occupazioni che ormai sente più consone al suo modo di stare in campo. Guardiano.
Di Maria 6,5:
Con le dovute pause, lascia intravedere sprazzi di bel gioco e tocchi che fanno brillare gli occhi, il tutto condito da una velocità fuori dal comune che lo rende pericoloso ogni volta che decide di partire palla al piede. Si esalta negli spazi lasciati dalla Bosnia nella ripresa, deve solo imparare ad essere maggiormente determinante. Furetto.
Rojo 5,5:
Entra nell'azione del vantaggio argentino con una spizzata di testa che manda fuori giri l'intera difesa bosniaca e propizia il tocco non voluto di Kolasinac, ma non ha lo spunto per attaccare lo spazio sul fronte sinistro dell'attacco argentino, dove non arriva mai sul fondo. Meglio quando viene investito del ruolo di terzino, anche se rischia il provvedimento disciplinare che avrebbe potuto lasciare l'Argentina in inferiorità numerica. Bollenti spiriti.
Aguero 5:
Il voto è negativo perché da un fuoriclasse come lui ci si aspetta di più di qualche tiro sbilenco e di una manciata di accelerazioni che non portano risultati accettabili. La coppia con Messi, di solito prolifica, non si accende come dovrebbe, le migliori azioni vengono da giocate isolate. Deve darsi una mossa se vuole mantenere il posto, alle sua spalle la concorrenza (Higuain, Lavezzi, Palacio...) scalpita. Bell'addormentato (42'st Biglia s.v.).
Messi 6,5:
Gara insufficiente fino al gol che decide di fatto la gara, una cavalcata incontenibile delle sue conclusa con un colpo di biliardo che più preciso non si potrebbe. Soffre partendo da riferimento offensivo, perché le attenzioni dei difensori lo portano ad uscire dalla gara. Il tecnico lo capisce e gli mette davanti due punte, arretrandolo di qualche metro e permettendogli di prendere velocità palla al piede. Se decide che è arrivato il momento di vincere qualcosa anche con la "camiseta" argentina per gli avversari saranno dolori. Speranza albiceleste.
BOSNIA
Begovic 6:
Si aspettava di certo una serata più complicata, anche se il primo a lasciarlo a bocca aperta è un compagno di squadra che lo pugnala come Bruto fece con Giulio Cesare. Assiste al gol di Messi senza avere colpe e si oppone con bravura alle restanti conclusioni della "Seleccion". Sollevato.
Mujdza 5,5:
Alla prima vera partita dopo il ritorno dal lungo infortunio che l'ha tenuto al palo per molti mesi, dimostra di essere ancora un po' in ritardo dal punto di vista della condizione fisica, costringendosi a dimenticare voli pindarici e tentativi offensivi. Per sua fortuna Rojo gli dà una mano evitando di attaccarlo, ma un Di Maria in formato ridotto basta e avanza per metterlo in ambasce. Diesel (24'st Ibisevic 6,5: Entra nella storia della nazionale del suo paese siglando il primo gol della Bosnia a Mondiali e facendo, in 20', tutto quello che non era riuscito ai compagni precedentemente. Predestinato).
Bicakcic 6:
Se si esclude il pezzo di bravura di Messi, imprevedibile ai più partendo da molto lontano, l'Argentina non sfonda mai in zona centrale, obbligata com'è a cercare di aggirare l'arcigna coppia centrale bosniaca. Raddoppia quando c'è bisogno, spazza senza fronzoli quando è in difficoltà, svetta di testa. Massiccio.
Spahic 6,5:
Gioca la gara che si addice al capitano di una squadra debuttante al Mondiale, non lesinando la carica ai compagni con l'esempio più che con le parole. Duro nell'intervento, non si tira indietro quando c'è da entrare con decisione, guadagnandosi anche un giallo che accetta con serenità. Guida.
Kolasinac 5:
Cominciare il Mondiale con un'autorete sfortunata dopo nemmeno 120'' e in più quasi senza accorgersi di niente è un colpo che butterebbe al tappeto un toro, figurarsi un ragazzino di vent'anni che si affaccia alla ribalta internazionale al cospetto di un'icona come Messi... Fatica a riprendersi da questo duro colpo, la speranza è che il suo Mondiale non venga ricordato solo per una manciata di secondi, perché le doti difensive ci sono. Stralunato.
Hajrovic 5,5:
Parte di gran carriera, proponendosi come principale ispiratore della manovra bosniaca: recupera palla a centrocampo facendo partire l'azione e va a raccogliere l'ultimo passaggio alla ricerca del gol. I compiti di coperture che Susic gli richiede però lo affaticano in men che non si dica, ampliando presto il cono d'ombra che si apre sulla sua gara. Spompato (25'st Visca s.v.).
Besic 6:
Il Gattuso di Bosnia, si avventa su tutto ciò che si muove nel rettangolo di campo sul quale cala la sua giurisdizione, senza far distinzione tra attrezzo da gioco o gamba sudamericana contornata da calzettone bianco e scarpa colorata. Prova anche qualche sortita in ripartenza che non è però nelle sue corde, meglio fare raccolta di scalpi e lasciare ad altri le velleità offensive. Mastino.
Pjanic 5,5:
Patisce l'esordio nella competizione brasiliana più di quello che era lecito attendersi. Non riesce a sciorinare calcio come è solito fare nel centrocampo della Roma, dove le sue doti spesso accendono la luce. Forse soffre il carisma di Misimovic che lo relega in una zona di campo non usuale, ma la Bosnia ha bisogno anche del suo apporto per passare il turno in un girone non certo di ferro. Incompleto.
Misimovic 6,5:
Finchè ha birra in corpo è il direttore d'orchestra di tutti i tentativi d'attacco bosniaci che partono immancabilmente dai suoi piedi telecomandati. Ha perso dieci chili per presentarsi all'appuntamento mondiale in condizioni accettabili e la Bosnia tutta ringrazia sentitamente. Se riuscirà a mantenere la stessa armonia di giocata per tutti i 90', a Sarajevo e dintorni ne vedranno delle belle. Poker d'assi (29'st Medunjanin s.v.).
LULIC 6,5:
La grande facilità di corsa ed inserimento è un'arma già abbastanza nota e usata sul prato dell'"Olimpico", dove è ormai diventato uno degli elementi più in vista della Lazio degli ultimi anni, tanto da accendere gli appetiti di squadre ben più blasonate dei biancocelesti. E le stesse doti le mette al servizio della Bosnia, unendo anche un'inaspettata visione di gioco che lo spinge a coniare l'assist per il gol di Ibisevic. Non sfigura nel terzetto di fantasisti che appoggia l'unica punta balcanica. Rivelazione.
Dzeko 5:
Può e deve fare di più, perché in partenza è l'uomo di maggior spessore internazionale del roster di Susic. Ben controllato dalle tagliole argentine che ne limitano il raggio d'azione, si limita al gioco di sponda che dev'essere una delle armi della sua faretra, non l'unica opzione possibile. Mancano le sue conclusioni, la sua capacità di vedere la porta, il suo instinct-killer. Le fortune della nazionale bosniaca in Brasile passano anche dai suoi gol. Limitato.
