Il risveglio del Milan: il modulo fa la differenza

Il giorno dopo la bella prestazione del Diavolo contro il Barcellona si intravede la "luce". Uno spiraglio che induce anche il più scettico dei tifosi a sperare in qualcosa che, quantomeno, possa avvicinarsi all'incredibile rimonta della scorsa Stagione, che vide un Milan conquistare il 3° posto e la Champions dopo una cavalcata inarrestabile.
Se il match giocato dalla formazione di Allegri sia stato solo merito della magica "aria di Champions" lo sapremo molto presto, nelle prossime partite di Campionato. La sensazione però è che sia stato il cambio del modulo a... cambiare tutto. Con il 4-3-3 il Milan si è riscoperto pericoloso in avanti e solidissimo dietro. Non fosse stato per l'errore clamoroso di Zapata (un passaggio in orizzontale verso l'interno del campo, in fase di "uscita" della squadra, è roba da far impazzire anche un allenatore dei "pulcini"), il Diavolo ha dimostrato di poter chiudersi a riccio con ottimi risultati: chiedere a Messi e compagni, soffocati da un pressing asfissiante ed incapaci di trovare il varco giusto, tranne che per due occasioni.Della prestazione sontuosa di Kakà, al ritorno in Champions con la maglia rossonera, abbiamo già parlato. La cosa che più ha stupito è stata la determinazione del brasiliano nel voler dare una mano in fase di copertura. Ha recuperato un numero di palloni impressionante, come il miglior De Jong (o Gattuso, se preferite), aggiundendo poi dribbling in corsa, filtranti, e facendo intravedere alcune cavalcate palla al piede dei suoi anni migliori.
Se questo Milan è destinato ad una rimonta, beh, non c'è momento migliore per cominciare la risalita. A patto di metterci lo stesso impegno e la stessa concentrazione mostrate ieri sera a S. Siro.
Foto LaPresse
