Do you speak Inglese?

Il calcio è pieno di storie e coincidenze. Quella di Roberto Inglese da Vasto (è nato a Lucera, in provincia di Foggia, ma è abruzzese d'adozione) è ancora in divenire, ma stupisce già per alcune sfumature. Innanzitutto per il suo essere una persona estremamente semplice, un ragazzo di 25 anni ma già dalla forte gavetta. Il famoso giovane, ma con esperienza che tutte le aziende vorrebbero. Uno che in campo non molla, non lesina il sacrificarsi per il bene collettivo e che sta trovando, stagione dopo stagione, il feeling con il goal. La coincidenza clamorosa è che il suo primo goal tra i "grandi" l'ha segnato con Di Francesco allenatore. Stesso tecnico a cui ha inflitto la sua prima tripletta in Serie A (ne aveva già fatte due a Lumezzane) domenica nella sfida tra Sassuolo e Chievo. Il calcio, che gioco dannatamente beffardo.
Gioie e dolori nella carriera di Inglese. L'ingresso nel mondo dei professionisti è avvenuto con la sua squadra del cuore, il Pescara, a soli diciassette anni dopo essere stato formato dalla Virtus Vasto. La cittadina in provincia di Chieti è uno dei suoi segreti. Lì trova pace e tranquillità, si ricarica nei momenti bui passeggiando sul lungomare. Il primo goal, sempre in biancazzurro, lo ha siglato un anno dopo con Di Francesco sulla panchina del Delfino. Nel 2010 il Chievo lo ingaggia. Ha il tempo di debutta in Serie B con il Pescara, prima di essere girato al Lumezzane, società in cui cresce di stagione ed in stagione. Nella prima colleziona 20 presenze (7 da titolare, 13 da subentrato) senza trovare la gioia del goal, nella seconda riesce ad invertire il trend. Sempre 20 presenze (13 da titolare, 7 da subentrato) ma con ben 5 goal in campionato e 3 in coppa Italia (la prima tripletta, contro la Pro Patria). Nella terza, ed ultima stagione, con il sodalizio lombardo è titolare fisso: 30 presenze dal primo minuto ed 11 goal (più 2 in Coppa Italia), con la seconda tripletta della carriera, la prima in campionato. Vittima, stavolta, il Tritium.
E' giunto il momento di lasciare il Lumezzane. Il Chievo punta sempre su di lui e decide di mandarlo in prestito al Carpi, compagine neo-promossa in B. Il debutto è quello dei migliori, con il goal allo Spezia che chiude i conti e consente al sodalizio emiliano di sbancare il "Picco". Ma quando sembra sul punto di spiccare il volo, ecco il dolore. "Il giorno di dolore che uno ha", direbbe Ligabue. Da sempre il suo cantante preferito. Si lussa la spalla sinistra ed è costretto a mordere il freno per tre mesi. Chiude l'anno con una rete alla Juve Stabia e la conferma nel sodalizio biancorosso. Trova Castori, tecnico che da sempre predilige la spada al fioretto, i portatori d'acqua alla classe pura. Inglese matura e diventa determinante per il Carpi, rovesciando partite già perse come quella di Brescia, in cui in soli quattro minuti realizza una doppietta che consente al team emiliano di portare a casa un prezioso pareggio. Il bottino non è niente male per uno che gioca pochino: 26 presenze (9 da titolare, 17 da subentrato), 6 goal.
E' pronto per tornare, finalmente, alla casa madre. Anche se, nelle ultime ore di mercato, sembrava che dovesse allontanarsi nuovamente dal Chievo. Debutta in Serie A il 20 settembre 2015, a 24 anni. Gioca pochi spezzoni di match, ma alla prima occasione da titolare non sbaglia: realizza il suo primo goal in massima serie contro la Sampdoria. Aggancia con il destro il cross di Birsa e, sempre con lo stesso piede, trafigge Viviano in uscita. Una rete che vale un punto prezioso per i clivensi, reduci da tre sconfitte consecutive. Altro giro, altro scherzo del destino: la sua seconda marcatura in Serie A è al Carpi, compagine che solo l'anno precedente aveva contribuito a portare in Serie A. Ancora Birsa pennella sulla sua testa una palla semplicemente da appoggiare in rete. Il goal più bello, però, lo timbra la settimana successiva, contro l'Udinese. Controllo di destro spalle alla porta e destro che fulmina Karnezis dai 25 metri. Un sigillo vano, però, dato che l'Udinese sbanca il "Bentegodi". Chiuso il novembre d'oro, Inglese non riesce a fare breccia sulle difese avversarie. Trova tante difficoltà non solo realizzative, ma anche fisiche. La sua prima stagione in massima serie si chiude con 25 presenze (13 da titolare, 12 da subentrato) e 3 reti.
Quella attuale è la sua prima stagione da titolare in Serie A. Preziosissimo negli schemi di Maran, per la sua fisicità e per il suo spirito di abnegazione, a gennaio già eguaglia il record dell'annata precedente segnando al Pescara, al Torino e alla Lazio. Sempre in trasferta e sempre nei minuti finali. Tutto questo fino a Reggio Emilia, fino a domenica. Rigore per il Chievo. Lo batte lui, potrebbe battere il suo record, ma Consigli gli devia impercettibilmente la sfera sul palo. Ma i calciatori, si sa, non si giudicano dagli errori dal dischetto anche se ha un motivo valido per "Urlare contro il Cielo". "Sono i sogni a dare forma al mondo" e Inglese lo sa. E si scatena, come se non fosse successo nulla. L'asse con Birsa è sempre caldo. Due cross pennellati dello sloveno sono aggiustati in rete dalla punta abruzzese, di testa. Una rete, invece, è di "rapina", come i bomber veri sulla corta respinta di Consigli. Forte di testa, di spirito e tatticamente. Buon tiro dalla media distanza, Inglese può ancora migliorare e lavorare su alcuni difetti per farsi trovare sempre pronto. Con Maran potrà ancora crescere e chissà, toccare vette ancora più importanti.
Tutto questo è Roberto Inglese, l'anti-divo dalla tripletta facile che ora "balla sul mondo". E voi, "do you speak Inglese?"
