Ravagnese, quando il cuore oltre l'ostacolo non basta

E' un periodo di quelli neri per la squadra di mister Francesco Comito. Il Ravagnese che sembrava avere tutte le carte in regola per poter agguantare i playoff, superando di slancio il San Gaetano Catanoso, potendo usufruire di un turno in più rispetto ai lupi di Luvarà, ha collezionato soltanto quattro punti in tre partite, su dodici a disposizione. Gare che, sulla carta, avrebbero potuto decretare una seria ipoteca sulla conquista della post-season. Invece, dopo l'esonero di Demetrio Surace all'indomani della partita finita in pareggio col Vallata Sant'Agata, il Ravagnese si è presentato con il nuovo allenatore nella trasferta di Bagaladi, imponendo il suo gioco e strappando un 2-1 di estrema importanza nell'entroterra jonico. E successivamente si è prima fermato sullo 0-0 con il Motta San Giovanni; poi la settimana seguente si è quasi definitivamente arenato nelle acque fangose delle zolle di Melicucco. Le grandi doti tecniche della squadra di Nunzio Vadalà e Nicola Sapone sono venute meno, sino ad eclissarsi, nello squallore di un terreno di gioco in condizioni pessime, che non ha di certo consentito la solita fluidità e il consueto solito giro-palla ai reggini. Se con il Motta dell'ex Scevola, il marchio di fabbrica del Ravagnese, il possesso palla prolungato, ha evidenziato la superiorità tecnica e di palleggio dei ragazzi di Comito, senza però portare i frutti sperati, complice un Morabito in serata di grazia, unita alla scarsa vena di Ioculano e soci, qualche dose di responsabilità per aver incocciato un pareggio a reti bianche, per giunta in superiorità numerica, i reggini non lesinano ad avercela; invece, l'ultima partita giocata sul pantano di Melicucco, oltre a disegnare il quadro sbiadito dell'immagine di una squadra che spreca l'ennesima occasione per avvicinarsi alla zona playoff e mettere pressione al San Gaetano Catanoso, ha avvalorato la tesi di tesi di Nunzio Vadalà, che a caldo aveva commentato: "Si è giocato su un campo non curato, decisamente impresentabile, con l'erba alta che rendeva difficoltoso il gioco, con zolle e buche dappertutto, che avrebbero potuto mettere a repentaglio anche l'idoneità fisica dei giocatori. Ho chiesto all'arbitro di poter rinviare la partita, facendo dei sopralluoghi in più zone del campo, ma la società di casa non ha accettato. In virtù di questa clamorosa decisione di giocare la gara, la mia squadra non è scesa in campo mentalmente, e la prima frazione si è conclusa sul 3-0 per i nostri avversari, andati in gol in due occasioni su calcio di rigore. Noi siamo rimasti anche in dieci, vista l'espulsione del nostro portiere. Al rientro dagli spogliatoi però, siamo riusciti a dimostrare il nostro valore, schiacciandoli nella loro metà campo e sfiorando la rimonta. Peccato non aver portato a casa almeno un punto. Adesso ci rimane solo l'amaro in bocca perché raggiungere i play-off sarà davvero impossibile. L'avere perso, in maniera inaspettata, cinque punti nelle ultime due partite, ha condizionato il nostro finale di stagione: sia oggi che contro il Motta, avremmo potuto fare bottino pieno, riaprendo la lotta per il quinto posto". Resta tuttavia discutibile l'idoneità del terreno di gioco attribuita dal direttore di gara. Nonostante questo e il fatto che il Ravagnese sia sceso in campo mentalmente scarico, convinto sino all'ultimo che la partita potesse essere rinviata per impraticabilità del campo, abbia subìto tre gol nel primo tempo, un'espulsione del suo numero uno, Giorgio Ienuso e ben due calci di rigore, nel secondo tempo la formazione di Comito è scesa in campo con un altro piglio, rischiando di completare la rimonta (3-2). Come si dice: gettare il cuore oltre l'ostacolo. Il Ravagnese lo ha fatto, malgrado le vicissitudini, malgrado la disabitudine a condizioni surreali imposte da un terreno di gioco infimo e pieno di trappole, di insidie, celate dietro una scriteriata zolla o un pò di erba troppo alta, dietro una via scoscesa che sembra più un percorso di montagna. Scalarlo non sarà facile, meno che mai adesso. I biancoazzurri devono ora pensare a salvarsi: dal limbo dei playout c'è chi, come Motta San Giovanni e Real Altopiano vuole tremendamente uscire. E la squadra di Comito non vuole fare la parte dei lussuriosi. volevano uscire dal Purgatorio due domeniche fa. Ci stavano riuscendo. Poi il Buonarrigo ha assunto le forme di Lucifero, trascinando i leali compagni nella classica sfuriata di un fuoco di paglia. Si riparte, a Melicucco per rivedere il giardino dell'Eden. Tre punti e si stacca una buona percentuale per l'ingresso in Paradiso. Invece, l'accoglienza non è delle migliori e appena entrati in campo, il vento riecheggia tra i salici e l'erba folta, tra le zolle diaboliche e gli irti colli di un terreno di gioco insidioso: "Benvenuti all'Inferno". Destino diverso a Cinquefrondi: i dimoranti del Comunale Cimino e il Marines hanno optato per un "no, grazie", rimandando le ostilità a data da destinarsi. A Melicucco, tutt'altra storia. Nella seconda frazione, undici Comito in campo. Con il cuore oltre l'ostacolo. Ma a volte, non basta.
