Lega, occorre chiarezza - I AM CALCIO ITALIA

Lega, occorre chiarezza

L'immagine appassita della Lega
L'immagine appassita della Lega

Siamo alle battute finali dei campionati. Ma, particolarmente, in quello di Seconda Categoria, non si capisce il meccanismo di alcune designazioni e, in generale, il criterio con cui vengono selezionati alcuni direttori di gara. In un campionato mai come quest'anno così equilibrato, le squadre ne hanno viste di tutti i colori: si noti bene che non stiamo cercando di fare moviola o discutere sulle decisioni degli arbitri (quelle, opinabili o meno, sono decisioni in buona fede e nell'interpretazione del regolamento), bensì di far luce su una mancata omogeneità di giudizio (uniformità che comunque non sembra esserci neanche in Serie A), quello si, e ancor di più su alcune scettiche preparazioni a livello tecnico-atletico-fisico, determinanti nel curriculum di una giacchetta nera. La stessa Lega non sembra volerne sentire e, soprattutto, gli si imputa una discutibile gestione della classe arbitrale che parte sin dai corsi di preparazione, sino a culminare nelle designazioni di giornata. In base a quali aspetti, infatti, viene designato un direttore di gara piuttosto che un altro? La risposta più scontata sarebbe quella variabile dipendente, figlia del coefficiente di difficoltà delle partite, anche se però vi possono essere altri fattori: per quanto adatto possa essere un direttore di gara per una partita specifica, tante volte la designazione risulta incompatibile, oppure l'O.T.S. competente deve improvvisamente sopperire a un rifiuto non preventivato da parte di chi era stato ritenuto idoneo per condurre un particolare incontro e deve rivedere le disponibilità dei suoi associati. Ed ecco che disponibilità ed attendibilità tecnico-atletica non vanno sempre d'accordo, risultando un connubio di natura utopistica. Cercando di capire la politica di designazione delle Sezioni Arbitrali, ci si chiede però quale sia quella migliore. In questa stagione, la Lega, dal canto suo, sembra averle provate tutte, con tutti i pro e i contro del caso, con annessi e connessi. Ci pare di capire che all'inizio si è dato spazio a designazioni di qualità, che però sono andate via via intaccando un sistema già di per sè negativo dalla prospettiva degli addetti ai lavori. Poco importa se all'inizio, un arbitro dirigesse alcune partite trovandosi per più di due volte consecutive una stessa squadra, in casa o fuori che sia. Poco importa, significa che quella partita, vuoi per rifiuti, vuoi per scelte politiche della Sezione, la può fare solo quel determinato arbitro, per capacità proprie, che bene si ricamano nel contesto specifico di questa o quella sfida. L'esempio più eclatante, portato alla luce da alcune società sino alla Delegazione Nazionale di Roma, è quello di un arbitro che è stato etichettato come fautore della cavalcata del Val Gallico, avendo diretto 4 partite in 2 mesi, tra cui 2 in casa, 1 fuori e una in campo neutro. Tutto ciò non ha fatto altro che scatenare polemiche e i più facinorosi non si sono fatti pregare, facendosi subito sentire dalle autorità competenti, che hanno visto espresso tutto il disappunto per questo tipo di designazionismo. Nonostante questo, da qui a dire che tutto sia nato per favorire terzi ci sembra un pò azzardato. Dietro le designazioni c'è l'ansia, spesso, di chi non riesce a trovare il direttore di gara che vorrebbe per quella specifica partita, oppure c'è la rassegnazione a inviare qualche altro, a costo di fare i conti con eventuali polemiche, sebbene si cerca di coprire un evento che è destinato a non giocarsi. Da gennaio in poi, le squadre, malgrado un cambio drastico della politica designazionistica, non hanno fatto mancare l'espressione del loro malcontento. Eppure il Comitato, disponendo che le partite debbano essere coperte da Sezioni diverse in gironi diversi (ecco che Reggio, Lamezia e Vibo si scambiano arbitri tra i loro gironi), sembrava aver risolto il cubo di Roobik, ma così non è stato. L'ultima prova la scorsa settimana, quando in occasione di una sfida importantissima ai fini di classifica sia per il Val Gallico che per il San Gaetano Catanoso, la Lega ha tirato fuori il coniglio dal cilindro, inviando un direttore di gara (non ce ne voglia nessuno, è solo obiettività), atleticamente e fisicamente inadeguato (più largo che alto, riporta Il Quotidiano della Calabria) per rappresentare una figura così importante di un'Associazione d'onore come quella delle giacchette nere. E allora ecco che il problema nasce dal principio e ci si chiede: esistono canoni (psico-fisici) prestabiliti per la selezione di arbitri al corso di preparazione preliminare? L'immagine di un'Associazione così signorile può ammettere che vi siano episodi del genere, come quello della scorsa settimana? Quello di cui siamo sicuri però è che in qualsiasi modo si proponga, gli addetti ai lavori avranno sempre da lamentarsi. Prima le incompatibilità delle designazioni per consecutività, poi la designabilità incompatibile con le caratteristiche che alcune gare del genere richiedono. L'arbitro è un uomo solo, può sbagliare, sbaglia e continuerà a farlo, ma se l'errore arriva già dell'alto, sarà lecito attendersi l'onda lunga della fallacia e della conseguente diffidenza delle squadre. La Lega protegga i suoi elementi, sia autorizzandoli lecitamente, che esautorandoli, se necessario. Scelga bene e faccia accurata selezione durante i corsi. La credibilità della Lega passa anche e soprattutto da questo? Forse si, forse no. Non è giusto giudicare le scelte altrui, ma davanti a certi episodi ci si chiede il motivo di tanta superficialità che sfocia in "designazioni allegre". E il risultato non è altro che un'immagine appassita, che non rende giustizia al ruolo dell'arbitro. Ma si sa, tutti devono pur mangiare. A volte anche troppo..........

Luca Cipriani

Seconda Categoria Girone G

ClassificaRisultatiStatistiche