Novara Calcio: giusto confermare Marco Baroni? - I AM CALCIO ITALIA

Novara Calcio: giusto confermare Marco Baroni?

il tecnico azzurro Baroni
il tecnico azzurro Baroni
NovaraSerie B

La stagione 2015-16 azzurra si è conclusa a Pescara, dove è andato in scena il secondo atto della semifinale playoff che ha visto gli abruzzesi volare in finale per poi andare a prendersi la serie A a Trapani. A bocce ferme, è più facile fare riflessioni e considerazioni su quel che sarà il prossimo Novara, vedremo quanto trasformato rispetto a questa stagione. Il primo interrogativo (e uno in assoluto dei più importanti) è quello legato alla futura conduzione tecnica della nostra squadra. Il tecnico Baroni nell'estate del 2015 ha messo la firma su un contratto annuale, quindi è giunto a scadenza, ma non è ancora chiaro quanto passi nella mente del mister fiorentino e della società novarese, più precisamente del presidente De Salvo le cui ultime parole sull'argomento sono state quelle pronunciate nel post gara di Novara-Pescara al "Piola": "Abbiamo una partita da preparare, ci vedremo tutti intorno ad un tavolo a stagione finita". Al di là delle decisioni delle due parti, si è aperta nell'ambiente azzurro una questione: giusto confermare il tecnico dopo questa stagione?

Serie positiva e mancanza di contromisure Ha avuto un buon riscontro un pezzo pubblicato dal giornalista di Tribuna Attilio Barlassina qualche settimana fa che, proponendo la sua chiave di lettura, si diceva fermamente convinto delle ragioni di una conferma del mister. Pur apprezzando l'articolo, in cui l'autore inanella uno dopo l'altro una serie di incontrovertibili fatti e di condivisibilissime opinioni, mi pare si possa definire incompleto. Che la squadra abbia mostrato un buon gioco e abbia avuto un'identità ben precisa è un'affermazione calzante (soprattutto la prima) per una parte della stagione, assolutamente non nella sua interezza. Sono convinto non si possa trascurare il fatto che, una volta guadagnatosi sul campo il rispetto di avversari trafitti in serie durante la magica cavalcata dell'andata fra le gare con Pro Vercelli e Ascoli (11 vittorie in 13 incontri), l'affrontare in maniera differente la nostra squadra da parte dei rivali non abbia prodotto nessuna ricerca (o quantomeno nessun risultato apprezzabile) di un canovaccio tattico diverso da parte di Baroni che fatalmente è rimasto imbrigliato troppo spesso nella tela tessuta dai tecnici avversari. L'unica variante tattica, quella col doppio panzer offensivo e con i due attaccanti laterali a formare un 4-4-2 a trazione anteriore somigliante ad un 4-2-4, è sempre parsa la mossa del "non ho niente da perdere" più che una soluzione alternativa per affrontare una gara. In un ideale banco degli imputati, un'altra accusa che va assolutamente mossa all'allenatore è il non aver mai saputo recuperare gare che vedevano il Novara soccombere nel risultato. Grave difetto per una squadra, ma a mio modo di vedere strettamente collegato a quanto esaminato in precedenza: gli azzurri sono sembrati indomabili quando hanno avuto grandi spazi per scatenare la velocità in contropiede di Gonzalez, Faragò e Corazza o quando hanno potuto sfruttare i precisissimi lanci a lunga gittata di Viola e, occasionalmente, Buzzegoli e Garofalo. Molte più difficoltà invece nella costruzione del gioco con gli avversari schierati bassi, specialmente in un assetto difensivo "a 3+2" col quale da un certo punto in poi quasi tutte le squadre si sono presentate al "Piola" ottenendo risultati migliori rispetto alle gare d'andata. Paradossalmente, per il tipo di gioco messo in atto e per le caratteristiche della rosa, Baroni sarebbe stato più adatto a condurre un ipotetico Novara in serie A, dove tutte le avversarie ci avrebbero dato modo di sfogare il nostro calcio verticale e fatto di strappi.

Risultati incontrovertibili Va però ricordato che Marco Baroni ha preso in mano ad inizio stagione le chiavi di una squadra neopromossa che, come da tradizione e copione, deve in primis cercare di ottenere la salvezza al livello superiore l'anno successivo. Vero che questo Novara, soprattutto coi colpi chiusi nella parte finale del mercato, aveva poco della neopromossa e molto dell'outsider (nel nostro pronostico di inizio stagione per scaramanzia l'avevo piazzata appena fuori dalla zona playoff), ma va detto che l'aver ottenuto la qualificazione alla post season è sicuramente un grande merito di Baroni che con 67 punti conquistati sul terreno verde ha poco da rimproverare a sé stesso. Va detto che il presidente è un uomo molto ambizioso. Lo dimostra la sua storia personale e quella al timone degli azzurri e lo testimonia anche il mercato estivo al termine del quale l'obiettivo ufficiale era il mantenimento della categoria, ma sono sicuro che De Salvo coltivasse ambizioni superiori. Ambizioni amplificate e rinvigorite dai 40 punti del girone d'andata che hanno fatto immaginare alla proprietà e ai tifosi un salto di categoria o almeno un tranquillissimo approdo ai playoff, che sono sì arrivati, ma all'ultimo tuffo e con l'acqua alla gola. Ecco, anche il come si è arrivati a raggiungere l'obiettivo potrebbe avere il suo peso. Un'ultima analisi che andrebbe fatta va a toccare l'aspetto psicologico e umano. Io nel quotidiano sono lontano da Novarello e dall'ambiente azzurro, né ho occhi che vedono e orecchie che sentono per me, non sono quindi in grado di percepire l'aria che tira nella dirigenza, nello spogliatoio, negli allenamenti. Per ottenere risultati soddisfacenti un gruppo di lavoro deve vivere con armonia e convinzione anche sotto questo punto di vista e va valutato l'impatto di una partenza o permanenza del tecnico anche in questo senso.

La proprietà è il motore di tutto E dunque, sommando tutti i pro e i contro, Baroni andrebbe confermato? Chi scrive l'estate scorsa era deluso dalla mancata conferma del mister Domenico Toscano. Pur non apprezzando molte volte il gioco della squadra, stimavo molto l'uomo e consideravo un atto dovuto dare la chance di allenare in B a chi aveva condotto in porto il veliero azzurro nelle acque tempestose della Lega Pro. I fatti però in questo campionato hanno dato ancora una volta ragione al direttore Teti e al presidente De Salvo che, attraverso un nuovo progetto tecnico affidato a Baroni e corroborato da acquisti di primo livello, hanno consentito al Novara di essere nettamente la migliore matricola stagionale. Se dipendesse da me, probabilmente confermerei Baroni, ma lo farei non convinto al 100% della mia scelta. Ecco, credo che De Salvo debba confermare Baroni solamente se è convinto fino in fondo che questa sia la scelta giusta per il progetto tecnico della prossima stagione. Essere "in" o essere "out", senza compromessi e mezze misure, queste sono le soluzioni, entrambe buone, che si possono adottare. Confermare un allenatore per via dei risultati o sotto la pressione della piazza o degli addetti ai lavori (come nel caso dell'ultimo Tesser), è assolutamente controproducente. Non avrebbe alcun senso non partire convinti ed eventualmente sostituire il tecnico in autunno ai primi scricchiolii, come successo non solo nel caso di Tesser, ma ad esempio anche a Marcello Lippi alla sua seconda stagione nella sfortunata parentesi interista della sua trionfale carriera. Personalmente ho imparato la lezione e attenderò con tranquillità le decisioni della società che nel tempo ha dimostrato di essere il perno sul quale i tifosi e l'ambiente devono poggiare la propria fiducia. Subentrata nel 2006-07 e quindi con 9 stagioni e mezza alle spalle, la famiglia De Salvo ha dimostrato di essere una proprietà vincente, coi piedi per terra ma sempre ambiziosa. Tre promozioni ottenute più due playoff per la A, oltre all'amarezza di una retrocessione inattesa in Lega Pro (quella dalla A alla B la diamo quasi per fisiologica) fanno sì che da parte mia ci sia totale fiducia nelle scelte fatte a Novarello. Da Massimo De Salvo, sempre più al centro della scena dopo la carica di presidente assunta nel 2014, e dal direttore Domenico Teti che si è dimostrato un azzeccatissimo ed importante braccio destro del presidente.

Stefano Calabrese