Esclusiva: intervista a Raffaele Rubino - I AM CALCIO ITALIA

Esclusiva: intervista a Raffaele Rubino

Raffaele Rubino al nostro taccuino
Raffaele Rubino al nostro taccuino
NovaraSerie B

Alla vigilia di Novara-Carpi, raggiungiamo al Silvio Piola per un'intervista il recordman azzurro Raffaele Rubino che ha da poco terminato la rifinitura.

- Raffaele, in attesa della gara di domani, ricominciamo un attimo dalla partita persa a Lanciano: ancora un gol per te, ma una sconfitta quando il punto pareva ormai cosa fatta.

Per come si era messa il pari sembrava il risultato più giusto, credo non ci credessero più nemmeno loro. Diciamo che hanno ottenuto il massimo facendo il minimo sforzo. Io non posso gioire, perché la mia soddisfazione personale non ci ha portato alcun punto.

- Passiamo a parlare di te, della prestazione del singolo: sono già 7 le reti in 14 apparizioni stagionali in campionato, per un totale di una rete ogni 139 minuti, praticamente ogni gara e mezza. Qual è il segreto di un rendimento del genere a 36 anni? Hai già eguagliato il tuo primato di reti in B in una stagione (Siena 2002-03); punti alla doppia cifra?

Dipenderà anche da quanto giocherò (ride, n.d.r.). Il segreto comunque è la mentalità, sono un calciatore "vecchio stampo", concentrato sempre anche negli allenamenti, pronto ad essere chiamato in causa. Magari posso non avere più la brillantezza di dieci anni fa, ma la prontezza c'è. Dove arriverò non lo so, mancano ancora parecchie partite. Spero comunque che qualsiasi sia il traguardo che taglierò, esso sia accompagnato dalla salvezza del Novara: per me è fondamentale mantenere questa importante categoria.

- Fra l'altro, la doppia cifra ti consentirebbe di arrivare a 90 reti in azzurro, una vetta difficile da scalare per qualsiasi atleta. Oltre alle 87 reti segnate ad oggi in campionato col Novara, ricordiamo il primato nazionale di aver segnato in tutte le categorie professionistiche con la stessa maglia. Senti la "pesantezza" di quello che stai realizzando? Riesci a percepire cosa significa essere l'uomo dei record?

Il record di aver segnato in ogni categoria con la stessa maglia è stata una soddisfazione enorme, e con l'abolizione di Prima e Seconda Divisione (dalla stagione 2014-2015 la FIGC ha deciso il ritorno di una serie C unica con tre gironi da venti squadre, n.d.r.) rimarrà un primato ineguagliato, se pensiamo alle quattro categorie professionistiche attuali. Per quanto riguarda invece l'aver superato nelle marcature azzurre il grande Silvio Piola ed essere secondo in senso assoluto, probabilmente hai ragione tu, non me ne rendo conto al 100%, perché sono concentrato sul campo e probabilmente rifletterò e me lo godrò in futuro. Magari raccontandolo quando sarò vecchio! Comunque è una cosa che lascia un buon sapore, mi dà gusto e mi dà la carica per inseguire sempre nuovi traguardi ed obiettivi.

- Torniamo alle origini: cosa vuol dire per un ragazzo giovane lasciare casa e cercare fortuna col calcio? Dopo i primi anni nella relativamente vicina Bisceglie, hai attraversato l'Italia con destinazione Brescello a 21 anni. Quanto ti è pesato a livello personale? Guardando anche ai nostri ragazzi emergenti, vedi differenze oppure sacrifici e aspettative alla fine si somigliano?

I tempi sono cambiati. I giovani oggi sono gestiti molto meglio di un tempo. Intendo dire che sono seguiti, coccolati, tutelati. Almeno, se giochi in un club organizzato è così. Prima invece dipendeva quasi solo da te, da quanto ci credevi, da quanto eri disposto a sacrificarti e come ti gestivi. La struttura dei club professionistici negli ultimi anni ha fatto passi da gigante. Oggi se il giovane ha la voglia giusta, oltre alle capacità, è avvantaggiato. Per quanto mi riguarda, mi ero ripromesso di allontanarmi da casa solamente per giocare a grandi livelli. Volevo sfondare, fare il salto di qualità. Se dovevo restare a fare C1 e C2, l'avrei fatta vicino casa, in Puglia, in Basilicata, in Calabria. Mi ero dato tempo fino ai 25 anni, sono stato bravo e fortunato nel riuscirci.

- Non è carino fare classifiche, ma quali sono i personaggi (giocatori, tecnici, dirigenti) a cui sei più affezionato nella tua lunga epopea al Novara Calcio?

Ho vinto tre campionati con tre allenatori diversi, tutti loro mi hanno lasciato qualcosa di importante. Voglio ricordare chi mi ha insegnato a giocare a calcio nei miei primi anni di Bari, poi Papadopulo, Tesser, Di Chiara, Gregucci. Io sono uno che si affeziona e che prova a prendere il meglio da tutti. Pensando ai giocatori, ho avuto un legame molto forte con Mandelli, mio compagno a Siena e nel Torino, poi ovviamente coi protagonisti della doppia scalata col Novara dalla C alla A. Per i dirigenti, su tutti Sergio Borgo. Ora c'è il Novara in B, con Novarello e tanti successi ottenuti, ma non ci fosse stato Borgo non ci sarebbe tutto questo. E' stato fondamentale e, oltre al lato sportivo, mi ha dato tanto dal punto di vista umano.

- Hai 36 anni, ma numeri alla mano il tuo rendimento è il più alto degli ultimi 5 anni. Il tuo contratto scade a giugno, cosa succederà dopo? Del resto, se Rubino segna nel marzo 2014, perché mai non dovrebbe segnare nel novembre '14?

Questo è un quesito che mi pongono tutti, ma non ho una risposta da dare. Se mi fermo troppo a pensare potrei distrarmi, mentre io devo rimanere concentrato sul calcio. Io devo pensare al campo, per il resto dovrà fare le sue valutazioni la società. Se loro avranno piacere a farlo, mi metterò ad un tavolo e ascolterò cosa hanno in mente per il futuro.

- Secondo te la "caccia ai record" ti ha aiutato a preservare la fame agonistica e a fare vita da atleta?

No, questo no. La vita da professionista l'ho sempre fatta, indipendentemente dagli obiettivi personali.

- Perché secondo te questo Novara, al contrario di quello della stagione precedente, fatica terribilmente in trasferta?

Mah, forse è proprio il timore di non riuscire a portare a casa i risultati che ci blocca. Se ci fai caso abbiamo incassato diversi gol nel finale, quando il risultato si fa più vicino. Timori dettati probabilmente dalla nostra classifica deficitaria e che non ti fanno esprimere al meglio, con tranquillità. In casa riusciamo spesso a fare molto meglio.

- Conosci bene i ragazzi della Primavera? Dopo Faragò, Vicari e Manconi, chi è secondo te il prossimo con le potenzialità per esplodere?

Mi è spiaciuto per Pivkovski che era vicino ad entrare in gruppo fra noi. La rottura del crociato non ci voleva, spero recuperi in fretta il suo 100%. La nostra Primavera, fra l'altro, può crescere molto, perché tanti sono al loro primo anno e avranno anche il prossimo a disposizione. C'è un difensore di colore, Moustapha (Beye, n.d.r.) che è dotato. Vicari e Manconi già glieli abbiamo portati via!

- Un mio collega del sito regolarmente presente nei distinti mi dice che spesso sei all'entrata del tunnel che porta agli spogliatoi in attesa dei compagni per "dare il 5" o per dire qualche parola d'incoraggiamento. Quanto contano secondo te i comportamenti positivi per formare un gruppo e quanto questo poi va a pesare sui risultati in campo?

All'ultima parte della domanda non saprei proprio cosa risponderti. Da capitano so che è giusto essere vicini, stimolare, cercare di dare qualcosa. Questo sia che tu venga schierato, sia che tu debba andare in panchina. Bisogna esserci, io cerco di esserci e sento il peso del mio ruolo all'interno dello spogliatoio. Cerco di trasmettere anche quel senso di appartenenza che ti spinge a dare quel qualcosa in più.

- Non prendendo nemmeno in considerazione l'idea di retrocedere, i tifosi hanno vissuto due anni in B sulle montagne russe: prima una squadra dal rendimento scadente che nel ritorno si è tramutata nella migliore della categoria, poi quest'altra stagione deludente. Possiamo sperare l'anno prossimo in un campionato "normale"?

Tutto dipende dall'approccio. Vedi, il Novara è diventato una realtà e magari si danno alcune cose per acquisite, mentre in realtà non lo sono, la salvezza è importante, perché è importante mantenere questa categoria. Bisogna godersi questi campionati, anche perché sono mancati per decenni. Poi ogni stagione, con un paio di partite storte o ottime, può farti svoltare nel verso giusto o in quello sbagliato, diventando determinanti. Per come la vedo io, il Novara è comunque una squadra che ha sempre tutto per potersi proporre in positivo. Poi il campo dà le risposte.

- La tua carriera ti ha portato in città bellissime e in squadre importanti, ma il top l'hai dato al Novara. Come te altri atleti, come ad esempio Caracciolo al Brescia. Che cosa fa la differenza? La fiducia dell'ambiente, la casualità, i compagni? Cosa hai trovato a Novara che ti ha fatto rendere al meglio?

Sono d'accordo, ma non ci sono grosse spiegazioni da dare. Io ho sempre dato il massimo ovunque ho giocato, poi il Novara mi ha dato la continuità per potermi esprimere. Questo e altri fattori possono essere decisivi. Se la gente ti vuole bene trasmette positività ed il binomio è perfetto.

- Quale gol ricordi con più piacere e quale è stato il momento più difficile al Novara?

Il record dei gol in ogni categoria ottenuto contro il Parma mi ha dato tanta gioia, poi è venuto in un momento in cui non giocavo mai e veniva sempre dato spazio ad altri. Inoltre è stata la mia prima rete in serie A. Ma non lascio da parte le due ultime reti con Brescia e Lanciano, fortemente volute. Per quanto riguarda la delusione, retrocedere al primo anno mi ha lasciato l'amaro in bocca, anche se abbiamo dato tutto. Più in generale, in carriera mi spiace anche di non aver ottenuto la promozione col Torino, sarebbe stata la doppia promozione dalla B alla A dopo quella ottenuta a Siena, poteva anche essere importante ai fini della mia carriera. Un dispiacere è stato non ottenere i playoff con la maglia del Perugia, società importante in cui ho segnato dieci reti.

- Il tuo punto forte è stato sempre il grande colpo di testa. Quale invece il difetto che secondo te non sei riuscito a migliorare granché?

Più che di veri e propri difetti, parlerei piuttosto di caratteristiche. Non sono mai stato un dribblomane, non sono portato al dribbling, se non al movimento in area di rigore per liberarmi al tiro. La mia zona è quella, l'area di rigore. Nell'uno contro uno lontano dalla porta invece non sono particolarmente dotato e infatti è una giocata che non provo spesso.

- Chi era l'idolo del piccolo Lele da ragazzino?

Ne ho avuti più di uno, da centravanti guardavo a chi faceva gol e intepretava il ruolo alla grande. Amavo Van Basten e Vialli. Ho giocato contro grandi campioni come Baggio e Crespo e mi piaceva vedere giocare Batistuta.

- Se tu fossi un Presidente, chi chiameresti fra i tuoi mister del passato? E in generale fra tutti gli allenatori?

Questa è una domanda alla quale non voglio rispondere, non voglio fare un torto a nessuno dei miei allenatori. Più in generale scelgo Ancelotti.

- Raffaele, chiudiamo con un aneddoto. A Siena un gruppo di tifosi ci ha raccontato di quando colpisti con la maglia bianconera una traversa contro l'Inter. Ci hanno parlato di te come un vero professionista dicendoci che realizzando quel gol avresti potuto dare una svolta alla tua carriera. Sei d'accordo?

Me lo dicono in tanti, lo ricordo quel giorno. Avevo 25 anni, era il mio esordio in serie A. Ventola mi servì una palla che calciai forte, fra i pali c'era Toldo. Quell'anno a Siena eravamo solo in quattro attaccanti: io, Ventola, Chiesa e il nazionale norvegese Flo. Avrei potuto fare di più, sono dispiaciuto. Lì ci ricordano ancora? Siamo andati per la prima volta in serie A dopo 100 anni di calcio a Siena, è stato bellissimo e ci sono stato bene. Certe cose poi ti lasciano nella memoria della gente, la promozione è stato qualcosa di fantastico per tutti. Un po' quello che è successo qui a Novara, quando la stessa squadra ha portato la città dalla serie C alla serie A. Ecco il motivo per il quale tanta gente non dimenticherà mai quei protagonisti.

A proposito di ringraziamenti, cogliamo l'occasione per ringraziare capitan Rubino e l'Ufficio Stampa del Novara Calcio per averci concesso questa lunga intervista al bomber azzurro.

Stefano Calabrese