L'azzurro del mese: intervista a David Da Costa - I AM CALCIO ITALIA

L'azzurro del mese: intervista a David Da Costa

Il portiere azzurro Da Costa
Il portiere azzurro Da Costa
NovaraSerie B

Il portiere David Da Costa è risultato, assieme a Pablo Gonzalez, il miglior giocatore azzurro del mese di novembre. La valutazione media della coppia svizzero-argentina è stata di 6,50. Stessa media per Viola e Vicari, ma con una prestazione in meno da valutare. Non se ne avrà a male Gonzalez se per la freschezza del personaggio e la curiosità di conoscerlo da vicino abbiamo preferito scambiare quattro chiacchiere col nuovo guardiano dei pali che fra l'altro si è rivelato lucido e sveglio anche a parole, dopo averci dimostrato di saper fare molto bene il proprio mestiere. David era già andato vicino ad essere il giocatore del mese di settembre (altro 6,50 di media), ma era stato "bruciato" dalle super prestazioni di Galabinov (6,75 la sua media nel primo mese in azzurro). Per quanto riguarda il mese di ottobre invece, è stato Faragò (6,75) a spuntarla di un'incollatura su un altro nuovo acquisto, il forte centrale Poli (6,60). Tornando all'intervista, ecco le parole dello svizzero dal cuore portoghese.

David, ti sei aggiudicato la palma di migliore azzurro del mese di novembre dopo aver già sfiorato il primato nel mese di settembre ed in generale le tue prestazioni sono state ampiamente sopra la sufficienza: ti aspettavi un impatto così positivo?

"Voglio dare un apporto positivo, lavoro per questo e devo dire che la squadra mi dà una grande mano: difendiamo tutti bene ed il lavoro sta pagando, credo che poi le prestazioni si vedono il giorno della partita".

Due soli gol subiti negli ultimi 9 incontri (8 con te fra i pali) ed il solo Donnarumma in grado di bucare la porta azzurra dall'inizio di ottobre ad oggi fra gli avversari. Qual è il segreto di una tenuta stagna di queste dimensioni?

"Il mister ci fa lavorare tantissimo in fase difensiva, come ti dicevo prima i risultati sono frutto di questo. Noi ci troviamo bene e vale per tutti quelli che hanno giocato, visto che non abbiamo giocato sempre con gli stessi elementi. Ma i primi a correre come pazzi dietro alla palla sono gli attaccanti e questo lavoro di tutti rende molto".

Abbiamo parlato della difesa nel suo complesso, mi vorrei soffermare ora sui compagni che vedi più da vicino: i centrali. Finora hanno trovato spazio soprattutto Poli, Troest e Vicari. Cosa pensi di loro, hai fiducia nelle loro qualità, la comunicazione col reparto è buona? 

"Con tutti c'è una buona comunicazione. I tre ragazzi che hai citato tu stanno giocando di più, ma anche con Ludi e Beye ci intendiamo benissimo. Abbiamo lo stesso obiettivo e lavoriamo tutti insieme per quello". 

Chi è stato il tuo modello di portiere e per quale squadra del calcio mondiale batteva il tuo cuore di appassionato?

"Il mio mister dell'Under 12 aveva la fissa di David Seaman (ex portiere di Arsenal e Inghilterra, n.d.r.), mi diceva che dovevo giocare fuori dai pali. Poi beh, la mia generazione è cresciuta col modello di Vitor Baia. Forte e... portoghese (sorride, ricordando le origini n.d.r.). La mia squadra del cuore? Il Porto, senza dubbio".

Parliamo un po' della tua esperienza svizzera e soprattutto dello Zurigo, città nella quale fra l'altro sei nato. Dopo lo svezzamento nelle giovanili del club biancoblù, hai girovagato in qualche squadra delle serie minori per poi esplodere al Thun e riguadagnarti la maglia del tuo club d'origine, diventando il titolare per tre anni. Cosa rappresenta per te quel club? Ti è spiaciuto lasciarlo e come mai negli ultimi due mesi non hai più giocato?  

"Ho fatto a Zurigo tutte le giovanili, dai 5 anni fino alla prima squadra. Per me lo Zurigo rappresenta quello che per Faragò è il Novara. Ero un ragazzino, non giocavo, ma il mio club ha vinto il titolo e abbiamo fatto la Champions, è stato bello. Io però ho fatto la scelta di lasciare il club a 18 anni per giocare, ho fatto le mie esperienze, poi sono tornato e ho scritto un pezzo di storia col mio club, ho vinto una coppa e affrontato un'avventura in Europa. Gli ultimi due mesi non in campo? Una scelta tecnica".

Più di 160 gare per te nella Super League, 14 gettoni di presenza invece nella B 2015-16. Che differenze stai trovando a livello tattico, fisico e qualitativo fra la A svizzera e la B italiana? Secondo te il Novara di quest'anno riuscirebbe a galleggiare nella Super League? 

"Tatticamente siamo più bravi (curioso sentirlo parlare già da italiano, da appartenente al calcio nostrano, n.d.r.) e io ho potuto verificare sul campo che la fama del calcio italiano in Europa è meritata. Il nostro stesso allenatore ci fa lavorare molto sotto questo aspetto, colgo le differenze col passato. Fisicamente la B è tosta, forse poco più della Super League, dove però puoi venire punito in ogni momento da un giocatore tecnico. Ecco, riassumendo, direi che la serie B è un po' più fisica e un po' meno tecnica della A svizzera. Per quanto riguarda il Novara, se la giocherebbe: credo arriverebbe a metà, vincendo spesso in casa e... pareggiando fuori".

Nella scorsa stagione hai avuto un'esperienza nelle competizioni UEFA disputando i gironi di Europa League dopo i soli preliminari della stagione precedente. E' stato emozionante? Hai affrontato fra le altre Villarreal e il Borussia M'Gladbach che quest'anno ha imposto due pareggi alla Juventus in Champions. Quali sono i ricordi che ti porti dietro? Quale l'avversario più forte che hai incrociato?

"In Spagna, il Villarreal. Che partita! Giocare li è incredibile, sembrava di essere due in meno. Abbiamo giocato benissimo nel primo tempo giocando il nostro miglior calcio e l'abbiamo chiuso sull'1-1. Poi hanno messo la quinta nella ripresa e ci hanno sotterrato, 4-1. Uno spettacolo vederli giocare, la palla si muoveva a velocità pazzesche. Anche il Gladbach era una bella squadra, ma siamo arrivati alla trasferta in Germania con tantissime assenze e tanti ragazzi in squadra".

I giocatori ripetono spesso di dover migliorare in qualche aspetto. A 29 anni ti senti completamente maturo o senti di poter ancora fare di più e crescere da qualche punto di vista?

"Ho 29 anni e voglio ancora crescere, sono venuto a Novara per crescere ancora. Ho trovato un allenatore dei portieri (Massimo Cataldi, n.d.r.) che mi fa progredire e ne sono felice. In Svizzera ho la casa e l'ho lasciata per scrivere nuove pagine. E poi come persona voglio fare esperienze, secondo me si cresce anche a 45 anni".

Qual è il rapporto con il tuo vice Tozzo? L'anno scorso è stato protagonista di un'ottima stagione da titolare conquistando coi suoi compagni la promozione in serie B. E' un classe '92 e lo vedi sempre in allenamento. Che idea ti sei fatto delle sue qualità?

"Ci troviamo benissimo, ci spingiamo l'un l'altro in ogni allenamento con una concorrenza sana, c'è molto rispetto. Andrea poi è un ottimo professionista, un buon portiere. Ci alleniamo molto bene entrambi ed un tipo di situazione cosi fa sicuramente migliorare i portieri".

Torniamo all'attualità del campionato: hai visto quasi tutte le avversarie in questo terzo di stagione che abbiamo alle spalle. Che idea ti sei fatto delle possibilità azzurre? Il Novara può farcela a mantenere questa posizione e questo livello di prestazioni fino in fondo? Parlare di playoff è una bestemmia?

"Noi abbiamo il chiaro obiettivo di salvarci e manteniamo i piedi per terra, continuando ad avere l'atteggiamento giusto, necessario per continuare a fare bene. Poi vediamo, a febbraio-marzo ci parliamo ancora e nel caso ti dò un nostro nuovo obiettivo, ne possiamo riparlare! Intanto continuiamo così... Va tutto veloce, se guardo la classifica siamo 11 punti sopra la zona playout, non è tantissimo, ricordo bene che allo Zurigo da -11 siamo diventati campioni..."

Come ti trovi a Novara? In città, la vita quotidiana, quella dello spogliatoio... Ti trovi a tuo agio?

"Benissimo. Io e la mia famiglia stiamo bene. Tutti sono simpatici, ci hanno accolto bene. Il direttore Teti mi aveva detto che c'era un bel gruppo. E' vero, l'ho sperimentato di persona e sono molto contento".

Vuoi mandare un saluto a chi ci legge, vuoi comunicare ai tifosi qualcosa in particolare?

"Chiedo loro di sostenerci come hanno fatto fino ad ora, di appoggiarci fino al 95' e di venire allo stadio, perché questa società e questa squadra se lo meritano".

Desideriamo ringraziare l'Ufficio Stampa del Novara Calcio per averci concesso l'intervista e David Da Costa per la disponibilità e la simpatia. Fin da subito abbiamo avuto l'impressione di trovarci davanti ad un ragazzo che sa cosa dire e cosa vuole, in gamba e lontano dal cliché stereotipato ed abusato del calciatore che parla per frasi fatte e non ha molto da comunicare. La speranza è di vivere, con lui e con tutti gli altri ragazzi della rosa, emozioni sempre più forti e grandi. 

Stefano Calabrese