Il personaggio della settimana: Giorgio Campolongo - I AM CALCIO ITALIA

Il personaggio della settimana: Giorgio Campolongo

Giorgio Campolongo in maglia pombiese
Giorgio Campolongo in maglia pombiese
NovaraPromozione Girone A

Segnare al 90', anzi, nei minuti di recupero, di una partita tirata, bloccata sullo 0-0, quello che sarà poi il gol vittoria fa sempre un certo effetto. Se poi a segnarlo è un giocatore non certo abituato molto spesso a metterla dentro, e per di più contro la squadra prima in classifica, ecco che la soddisfazione cresce in maniera esponenziale. E se a tutto questo aggiungiamo che potrebbe essere (potrebbe essere...) la rete che riapre il campionato, allora apoteosi è il termine che più si avvicina a quello che è stato il gol di Giorgio Campolongo al 48' di Varallo & Pombia-Stresa che è valso al centrocampista pombiese il titolo platonico di "personaggio della settimana".

Sono tre quarti d'ora di una chiacchierata cordiale ed informale quelli che Giorgio regala al nostro sito. Una chiacchierata che tocca i temi più disparati, ma che non può esimersi dal partire da quella che è la stretta attualità, dal gol di domenica e tutto quello che questa rete comporta, sia per la partita in sè, ma soprattutto per un campionato di Promozione che sembra riaprire spiragli di lotta anche per il vertice: "Fare gol all'ultimo secondo, per me che non ne faccio molti, ha veramente un sapore speciale. Vedere i tuoi compagni di squadra, i tuoi amici, che ti corrono incontro festanti perchè sei riuscito a dare un senso a tutti gli sforzi fatti per ottenere la vittoria, è qualcosa che ti riempie di orgoglio e di soddisfazione. Poi, ovviamente, la speranza è che questo gol contribuisca a riaprire i giochi per la prima posizione, perchè è divertente, in un campionato dove i giocatori si conoscono tutti e si apprezzano l'uno con l'altro, che la vittoria sia in bilico fino alla fine. A noi come Varallo & Pombia onestamente cambia poco: già prima della gara con lo Stresa sapevamo che per arrivare lì dovevamo necessariamente vincerle tutte ed ora nulla è cambiato, perchè lo Stresa continua comunque a mantenere un ottimo vantaggio e senza vincere le partite non riusciremo mai a colmare il gap".

A livello personale la stagione in corso ("una stagione infinita - come dice lo stesso Campolongo - perchè praticamente, anche per via del Beach Soccer, è dalla preparazione dell'estate del 2012 che non mi fermo un attimo non può che dirsi positiva per il centrocampista pombiese: "Ritengo che a livello di rosa, ma non sono io a dirlo, la nostra squadra sia quella in assoluto più forte, anche se ovviamente questo non basta poi per vincere. Io mi trovo bene nell'impianto di gioco che ha varato mister Ferrero e trovo che siamo anche molto equilibrati. Abbiamo un centrocampo con tantissimi giocatori offensivi e il mio ruolo, quello di boa davanti alla difesa, serve per non farci mai trovare scoperti. E' un ruolo che ho ricoperto anche in molte altre squadre anzi, si può dire che agli albori abbia cominciato a giocare proprio lì. Poi mi sono alternato anche come difensore centrale, dopo la prima esperienza vissuta a Robbio in serie D chiamato a sostituire Natoli passato nel frattempo a Borgomanero, e la mia carriera è stato tutto un palleggiarsi tra il centrale difensivo e il centrocampista di copertura; anche quest'anno, alla bisogna, sono stato arretrato nel pacchetto difensivo. Devo dire che non nutro una preferenza particolare, mi metto a disposizione del mister: a volte non è semplice cambiare nel giro di pochissimo tempo il modo di stare in campo, ma devo dire che la presenza di un giocatore come Andrea (Caramanna n.d.r.), con il quale gioco da anni e ho un'intesa anche extra calcistica tanto che si può quasi dire che siamo come fratelli, mi aiuta in questi spostamenti".

Nello scorrere la rosa del team del presidente Maritan, non può non balzare all'occhio la presenza di tantissimi ex Galliate che, come lo stesso Campolongo, si sono spostati in massa dalla compagine rossoblù al Varallo & Pombia nella scorsa estate: "E' vero, siamo tanti e non è un mistero che il conoscere già i propri compagni al momento di vestire una nuova maglia aiuta considerevolmente. Tante squadre costruite da zero, anche quest'anno nel nostro girone, hanno fatto più fatica ad amalgamarsi; il nostro asse, invece, era già costituito anche nella scorsa stagione (da Galliate, oltre a Campolongo, sono arrivati Caramanna, Lazzarini, Accordino, Vacirca e, a dicembre, Vasoio) e forse questo è uno dei segreti che permettono alla nostra manovra di scorrere fluida, di giocare bene ed essere belli da vedere. Tra l'altro siamo nell'età giusta per dare il meglio di noi stessi come giocatori, devo dire la verità che anch'io, se fossi stato un direttore sportivo, probabilmente avrei operato questa scelta di trasferire il blocco-Galliate in una squadra costruita per lottare al vertice". Il discorso Galliate porta con sè anche altre considerazioni, sul periodo passato con i colori rossoblù indosso che è terminato in maniera triste nel corso della scorsa annata: "E' fin stucchevole parlare ancora di quello che è successo l'anno scorso a Galliate, perchè la questione si sarebbe potuta affrontare in tutt'altra maniera. In questi casi rimane il dispiacere per quello che è stato, sopratttutto per la mancanza di chiarezza avuta nei confronti di noi giocatori. A Galliate stavamo bene, molti di noi hanno scelto di restare per questo motivo e ci abbiamo sperato fino all'ultimo. Purtroppo è andata come è andata, ma io non posso considerare negativi gli anni vissuti a Galliate: mi sento arricchito da questo periodo, sia a livello tecnico che a livello di esperienza. Ho capito che in queste categorie bisogna prendere il calcio a livello di divertimento, senza badare troppo agli altri aspetti. A me dispiace di non aver vissuto prima un'annata così, forse una stagione come quella scorsa i calciatori dovrebbero viverla in giovane età, per comprendere meglio alcuni aspetti".

A Galliate Campolongo ha avuto modo di lavorare con un tecnico preparato come Marco Poma e allora giunge naturale fare un punto della situazione su tutti i tecnici incontrati nel giro di questi anni: "Detto che quando sei giovane fai meno caso a questi aspetti, il primo allenatore che io ricordo con particolare piacere è senza dubbio Natalino Fossati che ho avuto a Robbio. Di lui mi colpirono subito la persona che era, l'emotività che ci metteva nelle cose di campo, la voglia e la carica che sapeva trasmettere ai suoi ragazzi. Per quanto riguarda l'aspetto puramente atletico e della preparazione invece non posso non citare Alessandro Amato che ho avuto a Magenta e con il quale sono stato a stretto contatto e poi sì, mister Poma per la sua idea di calcio che è quella che più si avvicina alla mia: il 4-3-3 di Galliate era un modulo altamente spettacolare e redditizio, faceva piacere anche essere in campo e ci siamo divertiti molto anche noi giocatori. Anche il mister all'inizio è stato bravo a mettersi in pari e ad adattarsi all'ambiente, sostanzialmente di provincia, che c'era a Galliate e la nascita del gruppo che si è venuto a creare in quei due anni è anche merito suo". Dal modo che ha Campolongo di parlare degli aspetti tecnici, si capisce che nel futuro del giocatore ci sarà una carriera da allenatore: "Sì, mi piacerebbe sedermi in panchina a fine carriera, anche ora in campo mi piace notare gli aspetti tattici delle gare, studiare i movimenti degli avversari, dare una mano ai ragazzi più giovani per indicargli la giusta posizione e fargli capire il perchè di certi movimenti. Diciamo che è una cosa per cui mi sento tagliato. Al momento non è semplice seguire il corso per ottenere il patentino che si svolge sostanzialmente nel pomeriggio, per via del lavoro, degli allenamenti. Ma non escludo che in futuro questa possa essere la mia strada".

Ad analizzare nel specifico la carriera di Campolongo, si capisce che il giocatore ha sempre privilegiato la scelta di ambienti in cui giocare, senza dare troppa importanza alla categoria, anche se l'avvio di carriera ha toccato anche la serie D, proprio in quel di Robbio. E il centrocampista pombiese si considera soddisfatto quando si guarda alle spalle: "Sono contento di come si sia dipanata la mia carriera, in fondo in tutte le squadre in cui sono stato ho sempre giocato e mi sono sentito protagonista; a ben guardare qualche rimpianto rimane, forse avrei potuto fare di più, ma va bene così. Ora qui a Pombia gioco in una squadra competitiva, in una società importante, contornato da tanti amici e questo è per me il calcio. Forse avrei potuto provarci a Vigevano, quest'estate c'è stato qualche contatto proprio dettato dal passaggio di Poma ai lombardi, ma avrei dovuto probabilmente adattarmi a qualcosa di diverso. Non ho chiuso del tutto la porta a giocare in categoria superiore, ci mancherebbe, ma vivo il mio calcio senza ansia di ambizione". Un modo di intendere il gioco che, anche per un centrocampista non abituato a segnare, lascia non poca soddisfazione per il gol siglato domenica: "Ho sempre fatto pochi gol, ma pesanti, che hanno significato la conquista di punti importanti. Ma quello contro lo Stresa mi ha dato un'emozione particolare che al momento non riesco a ricordare in passato. Sicuramente sì, lo metto tra i primissimi nella mia personale classifica".

Per finire non può mancare una chiosa sul Beach Soccer: forse in pochi lo sanno, ma Campolongo è campione d'Italia in questa particolare disciplina, con indosso la maglietta di Milano Beach Soccer, una delle società storicamente più importanti di tutto il panorama nazionale. E con il non indifferente merito di una doppietta decisiva nella finalissima di San Benedetto del Tronto che ha catapultato il giocatore in un mondo tutto nuovo che potrebbe anche vestirsi di azzurro: l'azzurro della Nazionale italiana: "E' una bellissima favola che vale la pena di raccontare e di cui ancora non ho ben compreso la portata: l'estate scorsa, complice Luca Cataldo, giocatore che conoscevo per esserci incontrati spesso sui campi da gioco, mi sono fatto convincere a provare questa avventura con una squadra che si stava rifondando dopo un paio d'anni di mancata iscrizione ai campionati per motivi economici. Mi sono allenato a livello specifico, perchè giocare sulla sabbia ha tutt'altra portata rispetto al campo d'erba ed è molto più dispendioso a livello fisico, anche se i tempi di gioco sono più corti, ma ho preso questa avventura come un'esperienza, tanto che non partivo tra i titolari della squadra: mi piaceva l'idea di girare un po' l'Italia e comunque divertirmi. Abbiamo però vinto il nostro girone e siamo andati a disputare le finalissime dove, complici alcune defezioni di giocatori che dovevano cominciare la preparazione con le rispettive squadre di appartenenza, mi sono ritrovato catapultato in campo. E qui poi è successo tutto quello che è successo, con la doppietta in finale e la vittoria del campionato. Sul momento non mi sono reso conto della portata di questa cosa, ma quando poi hanno cominciato ad intervistarmi sulla Rai, ho cominciato ad avere il telefonino pieno di chiamate e di sms, ho preso coscienza di quanto avevamo fatto. In più, a vedere la finale, c'era il selezionatore della Nazionale a cui sono piaciuto e che mi ha invitato a prendere parte ad alcuni stage, in previsione delle competizioni internazionali che ci saranno prossimamente. Ora sto vivendo questa che io non ho problemi a definire favola inattesa: c'è in previsione addirittura la Champions League a cui dovremmo partecipare e l'idea di poter ascoltare, anche una sola volta, l'inno della Nazionale con la maglietta azzurra indosso mi fa venire la pelle d'oca. Ma, come ho imparato da Galliate, non scordo mai che si gioca per divertirsi: questo è l'insegnamento più grande che l'avventura calcistica mi ha lasciato".

Carmine Calabrese