Calcio a tuttotondo con Luisito Campisi - I AM CALCIO ITALIA

Calcio a tuttotondo con Luisito Campisi

MilanoSerie A

E' un Luisito Campisi in forma smagliante, acuto e con le idee chiare, chiarissime riguardo il sistema calcistico italiano. Una carriera nel professionismo importante, prodotto del vivaio dell'Atalanta con tanto di debutto in Serie B a soli 17 anni e convocazioni nella Nazionale Under 20. Poi tanta Lega Pro, di nuovo la serie B all'Hellas Verona e diverse esperienze all'estero. Adesso Luisito è un imprenditore in erba, un opinionista televisivo e regala ancora emozioni con la maglia del Magenta in Eccellenza, sebbene avesse appeso le scarpe al chiodo.

Come sta andando il tuo rientro a Magenta? La passione alla fine ha avuto la meglio e sei tornato sul manto erboso: raccontaci le tue emozioni ed impressioni.

A Magenta sono tornato a gennaio, in una situazione non facile, con solo 5 punti in classifica nel girone d'andata. Dal mio rientro abbiamo 26 punti, siamo quartultimi e non più a fondo classifica. Non avessimo perso domenica scorsa a Legnano avremmo potuto pensare di salvarci senza dover affrontare i play-out. Manca una partita alla fine del campionato e il nostro obiettivo rimane la salvezza. La passione ha avuto il sopravvento, sebbene avessi deciso di abbandonare il calcio giocato, anche per poter dedicarmi al meglio al business che sto portando avanti come imprenditore. La lontananza dal campo di gioco si è fatta sentire e dopo gli articoli di sfogo ho avuto numerose richiesta dalla Lega Pro alla Promozione. Ho optato per il Magenta perché mi han prospettato l'offerta più seria, con una società formata da persone competenti e gli allenamenti alle 19 fanno si che io possa affrontare i miei impegni lavorativi senza risentirne.

La tua denuncia contro il sistema istituzionale calcistico italiano ha sicuramente destato l'attenzione di molti, i quali condividevano il tuo pensiero ma non avevano il coraggio di far sentire la loro voce. Pensi che nel corso di questi mesi vi siano stati dei provvedimenti?

Il riscontro è stato notevole dopo gli articoli che sono usciti, soprattutto con la mia lettera aperta all'AIC, per cui ringrazio Damiano Tommasi. Ammetto di esserne rimasto sorpreso, non mi aspettavo di certo tutto questo scalpore e questo benestare da parte di tante persone che hanno approvato le mie parole, facendole loro. Come hai giustamente sottolineato, in pochi ne parlano perché è scomodo per un calciatore in attività sottolineare la gravità di queste problematiche, rischiando d'andare contro le società calcistiche italiane. E' chiaro che gli interessi dei club sono sempre in contrasto con gli interessi dei calciatori. La realtà dei fatti è che sono situazioni che si ripropongono da anni, un esempio lampante è il caso del Parma in Serie A: l'argomento adesso è caldo a causa del suo palcoscenico, ma sono scenari che si vedono ogni anno in tante piazze di Lega Pro e dilettantistiche. La verità è che bisognerebbe tutelare con fideiussioni le società, soprattutto nei dilettanti, per poter garantire gli stipendi ai calciatori. In Italia vi è bisogno di cambiare volti al potere; Tavecchio e Macalli non sono stati ancora in grado di dare una svolta al calcio italiano, specie dopo il Mondiale. Macalli ha trasformato la Lega Pro in un campionato dilettantistico/primavera che nulla ha che vedere col professionismo. Soprattutto lasciando a casa tantissimi calciatori over, che dopo i 24 anni vengono bollati come passati, obbligandoli ad abbandonare il loro mestiere.

Persino Le Iene, lo scorso 2 aprile, si sono occupati di calcio dilettantistico, riguardo i calciatori minorenni obbligati alla permanenza nelle loro squadre, pena riscatto del cartellino. Qual'è la tua opinione riguardo i vincoli societari nelle Juniores? Ritieni sia giusto far si che i minorenni siano liberi di giocare dove vogliano o vi è il rischio di non tutelare le squadre che forniscono preparazione tecnica e tattica al loro vivaio?

Il servizio delle Iene riguarda il tema del vincolo, uno dei più caldi in ambito dilettantistico. A mio avviso una truffa fatti ai giocatori e alle famiglie. Il vincolo tutela solo la squadra, che fornisce la preparazione al giovane calciatore ma che al tempo stesso lo obbliga a poter giocare solo con loro fino ai 25 anni, a meno che non venga inserito come comma l'articolo 108 nel contratto, in modo tale poter ottenere lo svincolo a fine stagione. Ma è quasi una furbizia questa, non un diritto del calciatore di poter decidere del proprio futuro; sono molti infatti i giovani e le loro famiglie a non essere a conoscenza di questo articolo. Dovrebbe essere il club, qualora ritenesse che il giovane calciatore sia valido in prospettiva futura e prima squadra, fornendo un piccolo rimborso spese o un precontratto, remunerando il calciatore. Ma dato che tantissimi non vengono rimborsati dai club, dai 14 ai 17 anni, in termini di rimborso spese, non vedo come la legge non debba tutelare l'atleta, che sta coltivando una passione e non una professione. Considerato poi che il  90% dei giovani vengono vincolati fino ai 25 anni a loro insaputa.

A 28 anni hai un cv calcistico di tutto rispetto, costellato da presenze, gol ed esperienze anche all'estero. Sicuramente l'Hellas Verona è stata una tappa importante della tua carriera. Come vedi la loro stagione? I ricordi più belli della tua avventura coi gialloblu?

Verona è l'esperienza calcistica più importante e prestigiosa della mia carriera. Il ricordo che porto nel cuore è il gol segnato a Padova durante il derby, vincendo così 1-0 all'Euganeo, trasferta vietata ai tifosi. Una vittoria importantissima, dato che erano 30 anni che Verona non vinceva contro il Padova, quindi una nota storica e per cui verrò ricordato dai tifosi con affetto. La stagione del Verona è quella di una squadra che sta puntando alla salvezza, senza cercare l'Europa League. Il campionato non è di certo entusiasmante come quello passato ma Mandorlini sta portando a termine l'obiettivo stagionale.

Da ex del Monza, come vedi la situazione delicata della squadra? Notizia recente il duro confronto tra la rosa e il presidente Montaquila, a causa degli stipendi arretrati.

E' una situazione purtroppo familiare alla gran parte delle squadre di Lega Pro e rispecchia quello che sta succedendo nel nostro Paese. Si pensa che la dirigenze straniera possa essere la salvezza, ma dopo ben due proprietà estere, una piazza prestigiosa come quella del Monza è ancora in alto mare. Molti miei ex colleghi che giocavano a Monza mi hanno illustrato le problematiche societarie, per fortuna in molti hanno trovato altra sistemazione. E' incredibile come l'Italia, un paese calcisticamente prestigioso, sia ormai messa in ginocchio. I nostri migliori calciatori cercano sistemazione all'estero e le proprietà straniere non stanno facendo affatto bene perché non conoscitori della nostra realtà: un esempio è l'Inter con Thohir. All'estero proprietà come quelle del PSG e del Manchester City, pur avendo rose costellate di top players, non riescono comunque ad imporsi in Europa. Vi è la necessità che imprenditori italiani si mobilitino a riportare in auge il nostro calcio, mossi anche dall'amore per la tradizione sportiva legato al business.

Stai vivendo da qualche anno il calcio a livello mediatico e televisivo. Come ti trovi nelle vesti di opinionista?

Una volta uscito dal professionismo, ho avuto più tempo da dedicare alle mie attività personali, tra cui quello di opinionista. Ho sempre avuto entusiasmo e piacere nel commentare il calcio, dando il mio parere e il mio contributo. Anche da calciatore esprimevo le mie idee nello spogliatoio e con gli allenatori. Sto quindi dando modo a una mia caratteristica di venir fuori ed esprimersi al meglio. Ho l'onore di avere come mentori Fulvio Collovati, Elio Corno e Tiziano Crudeli, i quali mi stanno aiutando tantissimo in questo percorso professionale. Continuo dunque a coltivare questo mestiere, seguendo i consigli di chi ha molta più esperienza di me e mi auguro di lavorare a lungo in questo settore. 

Quali sono i tuoi progetti futuri in ambito calcistico? Mai pensato un domani di allenare? O ti vedresti più in ambito manageriale? Sono note infatti le due doti imprenditoriali.

Non è mai stato un mio desiderio quello di allenare. Mentre l'aspetto societario mi interessa molto di più e vorrei un domani affrontare l'esame da direttore sportivo: mi affascina l'idea di poter lavorare con un budget, occuparmi della creazione della rosa, puntare alla vittoria di un campionato e sfruttare quella che è la mia rete di conoscenze nel calcio. Magari prima potrei passare anche dalla panchina come allenatore, veicolo per poter poi diventare ds, mestiere più adatto a quelle che sono le mie caratteristiche.

I giovani calciatori in Italia stanno vivendo il loro peggior momento: l'arrivo in Prima Squadra è sempre più un miraggio e i sacrifici sono comunque tanti anche nel settore giovanile per riuscire ad emergere e crescere. Quale consiglio potresti dare ai ragazzi che già giocano a calcio come giovani professionisti e vorrebbero fare di questa passione il loro mestiere futuro?

I settori giovanili sono un tasto dolente del nostro calcio. Non sono tutelati come dovrebbero e per di più abbiamo regolamenti assurdi, come il minutaggio dei giovani in Lega Pro. Abbiamo un limite massimo di stranieri in Serie A ma non nei vivai e quindi i giovani italiani faticano a venir fuori. Ne sono un esempio le rose giovanili di Inter, Milan e Juventus. Persino Arrigo Sacchi ha fatto notare come al Torneo di Viareggio ci fossero troppi stranieri in campo. Sono necessari dei regolamenti che incentivino la crescita dei giovani, imponendo ai club di Serie A e Serie B un minutaggio minimo in Prima Squadra ad almeno 3-4 giocatori della Primavera: queste sono regole intelligenti, non il minutaggio in Serie D. Ma chi governa il calcio non sta facendo il bene dei nostri giovani. Il Mondiale brasiliano dell'Italia è stato un fiasco e non sono stati presi provvedimenti. I pochi giovani professionisti che emergono vengono messi sotto contratto con cifre astronomiche, mentre gli altri si ritrovano a dover mettersi in discussione in palcoscenici minori o lasciati addirittura a casa. Questo è un peccato. Valdifiori è un esempio di come qualche giocatore possa maturare in maniera più lenta, arrivato in Serie A e in Nazionale a 28 anni. L'introduzione delle seconde squadre darebbe una mano a quei calciatori che han bisogno di tempo per affermarsi rispetto ad altri, ma non per questo meno dotati o di prospettiva. Se non diamo loro la possibilità di esprimere il loro calcio, si ha soltanto uno spreco di talento italiano. Lo stesso Ancelotti ha sottolineato come soltanto l'Italia sia l'unico campionato a non avere le seconde squadre e un campionato Primavera quasi inutile. Conte ha asserito che ha difficoltà a trovare ricambio nei giovani. I nostri top player sono Verratti e Darmian: poi non vi è ricambio generazionale. La piega presa è drammatica e vi è la necessità di correre al riparo il prima possibile. Quindi il mio consiglio è a livello istituzionale, i giovani fanno il loro compito e meritano la giusta salvaguardia come patrimonio del nostro calcio

 

Giuseppe mattia Saporito

Luisito Campisi con la maglia del Verona
Luisito Campisi con la maglia del Verona