Chievo, tutti i retroscena di Bizzarri - I AM CALCIO ITALIA

Chievo, tutti i retroscena di Bizzarri

Bizzarri (foto Alberto Fraccaroli)
Bizzarri (foto Alberto Fraccaroli)
VeronaSerie A

Era arrivato al Chievo Verona in punta di piedi. Zitto zitto a testa basta, lontano dalla luce dei riflettori. Ora Albano Bizzarri è uno dei protagonisti e degli artefici di questa stagione gialloblù e di una salvezza ormai raggiunta. Mai considerato dall'ex allenatore Corini, con Maran è cambiato tutto: ha "rubato" il posto a Bardi fino a diventare titolare inamovibile. Con un passato alle spalle di tutto rispetto, il 37enne portiere gialloblù, soprannominato El Joven Arquero o anche El Pichonha, si è aperto a la Gazzetta dello Sport, in una intervista a 360 gradi. Ha parlato del Real Madrid, dei tempi alla Lazio, della rivalità con il compagno Bardi, dei tempi del Racing e del Chievo Verona. Al Real Madrid sono arrivato giovane: 12 partite, 4 in Champions contro Porto, Olympiacos, Molde e Dinamo Kiev, due errori grossi. Non era il posto per me, infatti ho chiesto di andare via. Grazie ai miei errori, ha iniziato a giocare Casillas. Aveva l’appoggio di tutti e io meno. Però Iker era più forte e ha avuto una carriera molto migliore della mia”. “Alla Lazio, Reja mi disse che dovevo fare il terzo portiere per non disturbare il primo, Muslera. Allora ero poco sponsorizzato, ma per me la concorrenza è fondamentale. Invece così mi allenavo sapendo che non sarei stato valutato”. “Bardi? E’ un ottimo portiere, spero sia titolare all’Europeo Under 21. Purtroppo gioca un solo portiere e per continuità questa è la mia stagione migliore; origini italiane? vengo da Etruria, un paese in Argentina fondato dal mio bisnonno e altri uomini. Il capo era italiano, come i miei bisnonni: uno piemontese, uno di Ascoli. Papà era camionista e anche io ho fatto sacrifici. Come dice Mauricio Pellegrino: ‘Per un calciatore che va in Ferrari, mille vanno in bus”. “Io al Racing abitavo allo stadio, sotto alla tribuna. Diverse camere multiple, una mezza tv per tutti, una chiamata ai genitori alla settimana. Per tornare a casa, 8 ore di bus o autostop. Dopo 30 partite da titolare in Primera, ho comprato una Golf. Prima mi facevo trovare in autostrada e allo stadio mi portava Sergio Zanetti, il fratello di Javier. Quando pioveva, la gente mi urlava di tutto”. “Qui l’ambiente è unico: se perdi due partite, tutti ti dicono ‘stai tranquillo, adesso risaliamo’. In Argentina, se perdi due partite, l’insulto più piccolo coinvolge tua mamma e tua nonna; la salvezza del Chievo vale la Champions perché qui è indispensabile”.

Lorenzo Morandini