Incontro con Roberto Carta, il "centenario del gol" - I AM CALCIO ITALIA

Incontro con Roberto Carta, il "centenario del gol"

L'attaccante regge la maglia celebrativa
L'attaccante regge la maglia celebrativa
NovaraSeconda Categoria Girone B

Non capita tutti i giorni di arrivare alla fatidica quota dei 100 gol in carriera. Una quota che obbliga per un attimo a guardarsi alle spalle e ripercorrere con il pensiero i momenti che hanno portato a festeggiare un avvenimento che non tutti vivono, ma che per un attaccante è tappa doverosa da vivere almeno una volta nella vita. Roberto Carta l'ha raggiunta in un'assolata domenica di fine marzo, quando, con un gol al 90' che vale il pareggio casalingo con il Valle Elvo, ha potuto mostrare al pubblico la maglietta celebrativa con cui tutti i compagni hanno voluto stringersi attorno al proprio attaccante, giunto in questa stagione già a 24 reti con ancora diverse giornate da disputare. Una quota che vale per la Pro Ghemme i probabili playoff alla fine della stagione e a Carta una dedica più che meritata: "Non posso non dedicare questo 100° gol in primis a mia moglie che mi è sempre accanto, sopportando sia i tanti momenti buoni che quelli meno positivi. Tra l'altro questo traguardo arriva anche in un momento particolarmente felice della nostra vita, perché ad agosto nella nostra famiglia arriverà una bambina e mi fa piacere pensare che anche questo passaggio della mia carriera abbia un significato speciale. A ruota vengono poi tutti i ragazzi della Pro Ghemme, compresa la società, con cui siamo letteralmente una famiglia: abbiamo un gruppo molto unito e ad inizio stagione, quando ho scelto di venire a giocare praticamente a casa mia, essendo di Ghemme, avevo la speranza di non deludere le aspettative riposte intorno a me. Questi 24 gol, che sono praticamente un quarto del totale, sono la risposta a chi ha creduto in me".

I 24 gol stagionali sono senz'ombra di dubbio il record di Roberto Carta che non aveva mai segnato così tanto in una sola stagione. I motivi sono molteplici ed è lo stesso attaccante a snocciolarli uno dietro l'altro: "Sicuramente conta tanto la posizione in cui quest'anno mister Mora mi sta schierando: io mi sento punta centrale, è la posizione in cui mi trovo più a mio agio e in cui storicamente, nella mia carriera, ho fatto meglio. Da altre parti sono partito da posizioni sempre d'attacco, ma più defilate, come per esempio capitava a Romagnano; io mi adattavo, ma riuscivo ad essere sicuramente meno incisivo rispetto a quando ho la possibilità di puntare la porta dritto per dritto, sfruttando anche il grande lavoro dei miei compagni. Poi qui a Ghemme mi sono sentito fin da subito importante sia per i miei compagni che per il mister: hanno tutti creduto in me fin da subito, facendomi assaporare in modo speciale questo ritorno a casa, anche perché io a Ghemme, a parte un passaggio nelle giovanili, non avevo mai giocato. Mi è stata data anche la possibilità di indossare, in alcuni frangenti, la fascia da capitano e questo probabilmente mi ha fatto maturare molto anche dal punto di vista disciplinare, smussando alcuni lati che in passato mi avevano un po' frenato. In definitiva, si può dire che tutto questi fattori messi insieme mi hanno permesso di crescere molto dal punto di vista della lucidità al momento di fare gol e i risultati si sono visti".

Una carriera, quella di Roberto Carta, raccontata anche dalla maglietta celebrativa che l'attaccante esibisce con orgoglio, in cui sono disegnati tanti omini stilizzati che indossano le magliette delle squadre con cui il giocatore nel corso degli anni ha gonfiato la rete: "Manca solo la casacca bianconera della Sunese - dice Roberto - con cui ho racimolato due presenze in Eccellenza da ragazzino senza segnare, ma imparando molto, perché attorno a me c'erano giocatori di spessore a cui rubavo qualche piccolo segreto. La curiosità, però, è che fino ai Giovanissimi giocavo in porta: il ruolo in sé mi piace, ma mi annoiavo molto quando il pallone era nella nostra zona d'attacco e quindi, quando ho avuto la possibilità di cimentarmi fuori, ho sfruttato l'occasione cominciando a fare tanti gol. Da Ghemme sono passato al Cureggio dove, a 15 anni, ho segnato il mio primo gol, che non potrò mai dimenticare, contro la Pratese. A fine stagione sarebbero stati due che mi sono valsi il biglietto per la Juniores della Sunese. La prima esperienza vera e propria in prima squadra è stata nuovamente a Cureggio, questa volta con il Real che militava in Prima Categoria: 7 gol, ma soprattutto una stagione dove mi allenavo con tanti ottimi giocatori, come Monzani e Cestari, che hanno segnato in maniera importante la mia crescita. Da qui il passaggio alla Real Lentese dove in due stagioni ho messo assieme 21 gol cimentandomi con una Prima Categoria molto qualitativa, per poi passare a Momo dove ho trovato un gruppo splendido. Tre stagioni molto belle, soprattutto i due primi anni, perché l'ultima è stata complicata da una serie di infortuni che mi ha fatto perdere buona parte della stagione; ho segnato 30 gol con la maglia del Momo, ma quello che ricordo con maggiore affetto è il gruppo formatosi all'epoca: io ho sempre agito con il cuore in tutta la mia carriera e, dopo i primi due anni a Momo, avrei avuto la possibilità di andare in Promozione, perché mi aveva cercato il Gattinara, ma non me la sentii di lasciare il gruppo. Dopo Momo è arrivato il Romagnano, in cui sono stato per due stagioni, abbastanza tribolate per me a livello fisico, ma in cui non sono mai riuscito a esprimermi come attaccante centrale: sono arrivati 17 gol, non un brutto bottino a livello personale, ma il secondo anno, con la disputa dei playoff per salire in Prima Categoria, è stato sicuramente meglio del primo in cui purtroppo siamo retrocessi. Infine la Pro Ghemme che penso sia arrivata al momento giusto: me lo sentivo ad inizio anno che avrebbe potuto rappresentare una svolta per me e sono contento che ciò sia accaduto".

Il tratto di strada fin qui percorso dal giocatore gialloverde ha permesso a Carta, nel corso degli anni, di fare coppia con diversi partner e di avere a che fare con i più svariati mister, partecipi nella crescita dell'attaccante sia come giocatore che come uomo. Ma quale personaggio ha lasciato le orme più marcate sul percorso del neo "centenario del gol"? "Questa è una bella domanda alla quale non è facile rispondere. A Momo ho avuto la possibilità di giocare accanto a Tescari, anche se per poco, e devo dire che con lui ci intendevamo a meraviglia. Ma anche con Bottega a Romagnano e con Mantuano a Lenta le cose sono andate piuttosto bene, come con Rinaldi sempre a Momo. Una menzione però la merita anche Dario Curatitoli che quest'anno non è stato molto fortunato facendosi male presto, ma con cui, ad inizio stagione, stavamo limando un'intesa che avrebbe sicuramente dato i suoi frutti. Compagni però ne ho cambiati talmente tanti che rischio di fare un torto a qualcuno non nominandolo e quindi non vorrei dimenticarne altri". E i tecnici? Qui Roberto ha meno dubbi e cita da subito Alessandro Moro, incontrato alla Real Lentese: "E' stato l'allenatore che, da giovane, mi ha valorizzato più di tutti, dandomi fiducia e impostandomi come attaccante centrale, laddove riesco a dare il meglio di me anche grazie ai suoi consigli. Poi Cometti a Romagnano è stato molto importante, perché sapeva caricare il gruppo come pochi e, anche se tatticamente non ci trovavamo alla perfezione, lo ricordo con molto piacere. Infine Mora che quest'anno sta facendo un lavoro coi fiocchi qui a Ghemme: a lui devo dire grazie per questa mia rinascita, non era scontato all'inizio dell'anno puntare su di me, ma lui l'ha fatto senza ripensamenti".

Una stagione, quella della Pro Ghemme, che sta dando frutti insperati alla vigilia, anche perché i gialloverdi si presentavano alla ribalta della Seconda Categoria da neopromossi: "Neanche noi ad inizio stagione pensavamo di poter andare così bene, giocarci i playoff era un obiettivo che non era contemplato, anche se sapevamo di possedere un buon gruppo di persone e questo alla resa dei conti è importante per ottenere risultati. Ora siamo qui e ce la giochiamo, in questo momento se non dovessero arrivare i playoff sarebbe una delusione per tutto il gruppo, anche perché sentiamo di meritarceli: per buona parte di stagione siamo stati alla pari anche con le migliori del girone e venire a giocare a Ghemme non è mai stato semplice per nessuno. Probabilmente non abbiamo giocatori di personalità ed esperienza come invece, per esempio, ha il Valsessera, ma abbiamo saputo sfruttare al meglio le nostre caratteristiche. Ecco, se proprio rimane un rimpianto è quello che riguarda gli infortuni di Curatitoli e De Agostini: senza questi stop, che ci hanno penalizzato, forse la nostra classifica avrebbe potuto essere anche migliore". L'orizzonte però ormai non può essere che la disputa dei playoff e si sa che l'appetito, solitamente, aumenta con l'avvicinarsi degli obiettivi a portata di mano: "E' difficile in questo momento dire dove possiamo arrivare; noi ci crediamo, anche perché abbiamo alle spalle una società solida che non ci ha mai messo pressione, ma che ci ha sempre accompagnato in questo cammino. E' stata un'annata in cui è mancata nel campionato una vera e propria corazzata e in quest'ottica aver perso tanti punti nel periodo forse più importante della stagione è stato il nostro grande errore. Da questo punto di vista chi al momento è davanti (il Valsessera, n.d.r.) è stata la squadra più continua, quella che ha sbagliato meno".

L'incognita, all'inizio della stagione, era l'inserimento nel girone biellese, unica tra le compagini della provincia di Novara. Rimarrà la curiosità di sapere cosa sarebbe successo se la Pro Ghemme fosse stata inserita in un altro girone: "Al momento dell'uscita dei gironi non eravamo molto contenti di essere stati inseriti nel raggruppamento biellese; non tanto per le squadre che ammetto, personalmente, conoscevo poco prima dell'inizio del campionato, ma per la minore visibilità che questa squadra avrebbe avuto nel corso della stagione. In più il nostro è un girone molto equilibrato, dove mancano ad esempio le squadre materasso: da questo punto di vista forse il girone novarese sarebbe stato più abbordabile, mentre quello del Vco, invece, avrebbe avuto il notevole disagio delle lunghe trasferte che non sono mai facili da affrontare. Tutto sommato siamo contenti di quanto fatto finora e c'è ancora un buon mese di gare prima di tirare le somme di questa stagione".

Non per Roberto Carta che un primo traguardo da ricordare in questa annata 2014-15 l'ha già raggiunto: i 100 gol in carriera, da festeggiare ma anche da porre come base di partenza per, chissà, i prossimi 100 da festeggiare tra qualche anno.

Carmine Calabrese

Seconda Categoria Girone B

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