Rubino presenta "Colpo di testa" al pubblico aronese

Oggi pomeriggio per gli affezionati azzurri della provincia c'è stato un incontro speciale: alla libreria Feltrinelli di Corso Repubblica in Arona il capitano di lungo corso Raffaele Rubino ha presentato, insieme al giornalista Emanuele Navazza, il suo libro-storia che raccoglie emozioni, aneddoti, persone e carriera di un giocatore che ha segnato un'epoca e che a breve potrebbe entrare ancor di più nella storia azzurra scavalcando un "mostro sacro" come Silvio Piola nella classifica dei bomber gaudenziani. Ad accoglierlo ed ascoltarlo, oltre ad un centinaio di tifosi, il sindaco di Arona Alberto Gusmeroli, il Novara Club Arona di Stefano Pozzi e alcuni colleghi di tv locali e carta stampata.
L'incontro si è svolto in un clima accogliente, con il pubblico ben disposto ad ascoltare gli aneddoti che via via Navazza e Rubino sciorinavano con simpatia e complicità, lo stesso clima che, a sentire l'autore, aveva caratterizzato la composizione progressiva del libro. Questi alcuni passaggi degli interventi del numero nove azzurro: "Questo è per me un momento magico, si è incastrato tutto alla perfezione. I gol, la nascita di mio figlio, questo libro che arriva in un momento in cui sono vicino ad un altro grande traguardo. Se Emanuele (Navazza n.d.r.) non avesse gufato, nemmeno mi sarei infortunato!". Chiaro il riferimento al fatto che l'uscita del libro dopo un eventuale sorpasso a Piola, avrebbe potuto essere cronologicamente e nell'attualità scavalcato dall'impresa del bomber barese. "Per me il fatto di raggiungere Piola e sorpassarlo sarebbe magico non tanto per la classifica, dove comunque non sarei primo, ma per la magia che il nome di Silvio Piola porta con sé. Ci sto mettendo tanto impegno, tanti sacrifici. Un obiettivo che tenevo per me perché poteva sembrare troppo ambizioso e ora ci sono vicino, se dovesse succedere sarei felicissimo". Navazza ha letto un passo che riporta al 2001: "Convocato per il primo allenamento, mi sono chiesto quali fossero i colori sociali, visto che la maglia era di un colore, i pantaloncini di un altro e le calze bianche. A quei tempi la maglia del Novara aveva un colore azzurro-blu più o meno intenso a seconda degli stock a disposizione degli sponsor. Sempre che ci fosse uno sponsor". Si è poi passati a qualche aneddoto sul mai banale ds Sergio Borgo narrati da un divertito Rubino e agli andirivieni in azzurro: "Ricordo il primo giorno, arrivai senza conoscere fisicamente Borgo e Civeriati. Borgo mi venne incontro e disse: "Ciao, sei il samurai che ho visto giocare l'anno scorso o un samurai gay?" Lì per lì ci rimasi male, mi dissi "ma come si permette questo", ma quella provocazione mi spronò a dimostrare subito cosa fossi capace di fare. Ma io ero giovane e avevo voglia di emergere. Mi dicevo: se devo fare la C2 la faccio a casa mia, non a 1.000 km da casa, non immaginando che poi mi sarei sentito a casa ugualmente. Quando me ne andai, fu per coltivare questa mia ambizione. Qualcuno lo capì, altri no. Quando poi tornai, e parlo dell'era De Salvo, dissi a Borgo che io sarei tornato solo per vincere. Borgo quasi mi insulto: "Secondo te cosa ti ho chiamato a fare?". Divertente anche un aneddoto narrato dal capitano su Baggio e Papadopulo, prima di un incontro tra Brescia e Siena, in serie A: "Papadopulo, che era un duro, ci disse che Baggio aveva 36 anni, che era malandato con le ginocchia, che bisognava essere un po' duri e fargli sentire i tacchetti. Risultato, Baggio ci fece impazzire e fece due gol!". Un episodio ha riguardato anche il mitico Novara della doppia scalata, in particolar modo quello della serie B: "Venivamo da un grande periodo, eravamo terzi dietro a Siena e Atalanta, ma cominciavamo a sentire la fatica, non eravamo brillantissimi. Tesser era arrabbiato, diceva che eravamo messi male in campo, che correvamo a vuoto, che qualcuno correva poco e fece qualche nome, fra cui quello di Marianini. Mi chiese se io da capitano volessi dire qualcosa, e risposi che se uno come Marianini non correva, forse si sarebbe dovuto cambiare qualche giocatore. Il mister si infuriò, pensando che volessi dirgli come fare il suo mestiere e ci furono giorni molto tesi, brutti. Poi giocammo la gara di Bergamo, entrai e segnai il gol del pareggio sotto la nostra curva e ci fu un lungo abbraccio ed un chiarimento con Tesser. Gli dissi che mi ero esposto per la squadra, per l'interesse di tutti e non per me stesso. Lui rispose che l'aveva capito e tornò il sereno".
L'incontro si è chiuso con qualche curiosità sottoposta al centravanti direttamente dai tifosi accorsi in libreria. Dopo i saluti di rito e la firma di tutte le copie dei libri acquistati dai presenti, Raffaele si è concesso ai nostri taccuini e a quello dei colleghi per qualche breve dichiarazione aggiuntiva.
