Polemica Salza-Gesualdo: l'intervento del Centro Storico - I AM CALCIO ITALIA

Polemica Salza-Gesualdo: l'intervento del Centro Storico

Alberto Colarusso, patron CS
Alberto Colarusso, patron CS
AvellinoSeconda Categoria Girone H

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato del Centro Storico Avellino in riferimento alla diatriba tra Salza e Gesualdo.

Ci vediamo 'costretti' ad intervenire poiché siamo stati menzionati nelle interviste rilasciate alla vostra testata in riferimenti, diretti o indiretti, ad atti violenti o pseudo tali.

Il nostro intervento è diretto a chiarire, ancora una volta, la correttezza che contraddistingue la nostra società in tutti i campi, che le permette di essere nei primi posti nella classifica regionale di competenza per la coppa disciplina nel triennio di vita ed ancor di più oggi: infatti il Centro Storico Avellino è al terzo posto in coppa disciplina tra le squadre in Campania.

Nella gara contro il Salza Irpina non è successo nulla di violento imputabile a noi ma, per di più, c'è stato in Tv un confronto chiarificatore tra i Presidenti, di cui inviamo un estratto: nel confronto si è minimizzato quanto accaduto e le decisioni in merito del Giudice Sportivo non hanno minimamente riguardato la nostra società o nostri tesserati.

Oltre questo ci teniamo a chiarire che siamo stati invitati a questo confronto, nulla è partito da noi, non abbiamo denunciato niente e nessuno, né, tantomeno, abbiamo etichettato come violenti i nostri avversari: abbiamo solo partecipato, civilmente, ad un confronto tra persone per bene in cui, ribadiamo, siamo stati invitati per una corretta e doverosa instaurazione del contraddittorio.

Nella nostra breve storia siamo stati senza dubbio fortunati, tanto che ancora oggi abbiamo l'orgoglio di fregiarci del titolo di migliore squadra campana per quoziente punti, a disputare in tre anni di vita tre campionati di vertice ma, permetteteci di dirlo, probabilmente abbiamo anche qualche merito che prescinde dalla fortuna e di sicuro siamo consapevoli che qualche capacità debba esserci riconosciuta.

Nonostante ciò non siamo ossessionati dalla vittoria ma ci limitiamo a mettere in pratica quelle che, secondo noi, sono le armi giuste da utilizzare per raggiungerla.

Vincere e perseguire il successo è una motivazione positiva ed essenziale per lo sviluppo e la crescita di una persona, che diventa negativa quando è presentata come unico e solo obiettivo, nel qual caso diventa un assillo.

Bisogna chiarire che l'agonismo è inteso come impegno a dare il meglio di se stessi nei confronti degli altri e che una prestazione o una vittoria hanno significato quando rappresentano una conquista su se stessi, frutto di un impegno voluto e tenacemente perseguito.

La caratteristica fondamentale dello sport competitivo è che si fonda sul concetto di agonismo, inteso come confronto, ma anche come amore per la lotta. Non si può inibire che si faccia valere in campo l'istinto, il cui fondamento psicologico è costituito dall'impulso aggressivo, nell'accezione sana e positiva del termine.

Lo sportivo è pronto alla competizione quando comprende e vive con il giusto equilibrio le esperienze della vittoria e della sconfitta. Infatti, sono entrambe positive se intese come momento di conoscenza del proprio ed altrui limite.

Il saper perdere è un obiettivo che pare utopistico da realizzare, ma la coscienza e la cultura del significato, in senso sportivo, è di facile apprendimento se la sconfitta non viene drammatizzata e colpevolizzata.

Lo sportivo vivrà tutta la vita attraverso vittorie e sconfitte; se sarà in grado di accettarle e superarle non avrà nessun timore di affrontare qualsiasi esame, ostacolo, gara o confronto.

"VINCERE AD OGNI COSTO": si pensa, si dice, si riporta e si ripete...ma quel "ad ogni costo" suona come parola d'ordine dei furbi, di quelli che fingono di aver subito un fallo e cercano di fregare l'avversario e l'arbitro, di quelli che mettono in campo comportamenti dettati dalla frustrazione nei confronti degli avversari, solo perché stanno meritatamente avendo la meglio.

Incolpare l'arbitro, nella maggior parte dei casi, ci serve solamente per trovare alibi alla nostra incapacità di saper perdere, non riuscendo ad accettare la sconfitta, come superiorità dell'avversario...prendersela con l'avversario vuol dire non riuscire ad accettare il verdetto del campo.

Cerchiamo quindi tutti ad "IMPARARE A PERDERE" o meglio ad "IMPARARE A NON VINCERE SEMPRE" e sarà sempre la nostra prima grande vittoria di squadra.

Se è vero, come diceva Julio Velasco nel suo estratto su "L'etica dello sport", che la mentalità vincente si acquisisce vincendo, è pur vero che per poter vincere bisogna imparare dalle sconfitte: nei corsi per dirigenti sportivi organizzati dal Comitato Regionale Campania, l'attuale segretario del comitato, Andrea Vecchione, ha sempre tenuto lezioni sull'etica dello sport e sulla cultura della sconfitta...credo che molti dirigenti di società debbano parteciparvi per rendersi conto di quello di cui stiamo parlando.

Pertanto ribadiamo la nostra estraneità rispetto ad atti di violenza o, più in generale, di mancanza di rispetto nei confronti dell'avversario di turno e condanniamo energicamente ogni tipo di comportamento atto ad offendere e/o discriminare chiunque: il nostro credo calcistico si basa e si fonda su rispetto e correttezza e continueremo a praticare discipline sportive con alla base questi valori.

Unione Sportiva DilettantisticaCentro Storico Avellino

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Valentino Nigro

Seconda Categoria Girone H

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