Editoriale Azzurro - Quando il sintetico fa male

Bastano poche parole per smontare sicurezze, o quantomeno, confutarle. Era il 22 agosto 2023 quando l’assessore allo sport della città di Novara, Ivan De Grandis confermava con fierezza la fine dei lavori per mano di Italgreen per la posa del nuovo manto sintetico allo stadio “Silvio Piola” che avrebbe potuto essere calpestabile nonché utilizzabile dai ragazzi del Novara FC, come promesso, all’inizio del campionato 2023-2024. La vita di un campo sintetico dura generalmente un decennio dopo il quale la Federazione potrebbe concedere deroghe, non nel caso del “Piola” visibilmente molto usurato. Per sostituire il manto la cifra spesa è pari a 500 mila euro, cifra che va ben oltre il budget previsto dal comune della Cupola per gli impianti sportivi cui tetto massimo indicato non oltrepassava i 300 mila euro, costringendo l’ente ad una variazione di bilancio per procedere velocemente con la gara di appalto e la realizzazione al fine di garantirlo utilizzabile per l’inizio della stagione di Serie C. Quattro mesi dopo ed una storia di cambiamenti che tutti conosciamo, il nuovo Direttore Generale della società azzurra Pietro Lo Monaco alla conferenza di presentazione dell’organico societario, a fianco allo stesso assessore dello sport novarese, non fa sconti verbali: “Faremo in modo che la squadra non si alleni allo stadio, ho visto che il manto erboso non è curato perché anche il sintetico ha bisogno di una spazzolatura regolare e di annaffiature costanti". Da qui l’idea di tornare ad allenarsi a Novarello: “Aspettiamo di parlare con chi di dovere, Novarello è di proprietà della famiglia De Salvo, la struttura penso sia nata sotto la spinta del Novara in Serie A. La nostra idea è quella di poter fare in modo che Novarello torni la casa del Novara”.
In virtù di questa osservazione spontaneamente critica, al di là del giudizio sulla qualità del campo cui ambito non è certamente il nostro, viene facile chiedersi se sia meglio avere un campo sintetico oppure il classico di erba naturale. Parliamo di economia: le aziende di campi sintetici sono fonte di entrate preziose, le società che vogliono ottenere la licenza di “FIFA preferred” devono rispettare delle condizioni minime e versare un canone annuale. Generalmente si distinguono i sistemi di erba sintetica a filo cucito, come quello di San Siro il cui prato naturale è rafforzato da 20 milioni di fibre di polipropilene infilate nel terreno, da quelli a supporto continuo che prevedono che le fibre del sintetico siano inserite in un “backing” ovvero un supporto, appunto, in modo che possa essere facilmente attraversato dalle radici dell’erba naturale per ottenere l’effetto traspirante, irrorato dall’acqua. Un campo in erba sintetica garantisce più ore di gioco sopportando intensità e agenti atmosferici variabili e intensi, necessita di una quantità inferiore di acqua e comporta costi di manutenzione minori. Statisticamente, è stato stimato calcolando il costo per la realizzazione ed il suo ammortamento che, per far sì che sia un buon investimento, dovrebbe essere utilizzato per almeno tre ore di allenamento al giorno, per 7 giorni su 7. Vero è che il naturale non può sopportare un numero elevato di ore intensive di gioco ma che, se curato con una costante e idonea manutenzione, non ha durata limitata come l’artificiale. Non è però esente da difetti, essendo materiale innaturale per lo più identificabile con gomma e plastica che vanno a caratterizzare il manto, ammettiamo che assorbe più calore solare rispetto al “rivale” causando, spesso, temperature eccessive all’interno del rettangolo verde: se la temperatura esterna è di 35 gradi centigradi, in campo se ne percepiscono quasi 40.
E a livello tecnico? Qualche anno fa l’allenatore dell’Atalanta Gian Piero Gasperini se l’è presa con il campo in erba artificiale dello stadio di Berna dopo il 3-3 in Champions League contro lo Young Boys, a causa di ciò che lui definisce “tutt’altro rimbalzo, tutto un altro modo di calciare. La superficie sintetica toglie tecnica e qualità ai giocatori”. Emblematica anche la ribellione al sintetico dei giocatori del campionato scozzese che avevano addirittura firmato una petizione per abolirli perché erano della stessa idea. In Italia le opinioni di calciatori e staff sono varie e soggettive ma da un’analisi che trascende le sensazioni personali è ormai assodato considerare, ad esempio, che entrare in scivolata sull’erba sintetica fa molto più male che su quella naturale, pur ammettendo che in ogni campo sintetico - come in quelli naturali- non è presente la stessa materia e quindi le aderenze potrebbero essere ben diverse. Anche l’assorbimento degli urti fa la differenza, le cadute risultano più dolorose e cattive, come dimenticarci dei numerosi infortuni della stagione scorsa, soprattutto quelli più critici come quelli, ad esempio, di Urso e Bonaccorsi, chissà se collegabili a questo motivo. Sicuramente la posa sintetica permette di avere un campo da gioco laddove le condizioni climatiche non favoriscono la crescita spontanea di erba, ma se questa sia la scelta ideale è dibattito ancora aperto, tanto da diffondere l’idea “democratica” di un campo misto.
Che invece il manto del “Piola” risulti ad un esperto agronomo (e di calcio) come Lo Monaco “non curato”, visti i suoi soli quattro mesi compiuti dopo la stesura, ecco, forse su questo ci piacerebbe saperne di più.
