Hellas, parlano Rafael, Jankovic e Nenè

Il campionato è fermo per gli impegni delle Nazionali, ma l’attività va avanti. Gli allenamenti proseguono, il lavoro non si molla. Tutto questo per raggiungere degli obiettivi, dei traguardi, dei sogni. C’è chi guarda alla salvezza, chi azzarda a ed ambisce a qualcosa di più. La strada comunque è lunga, siamo appena solo all’inizio di un’avventura, si spera, più bella che mai. Ed appena rientrati dalla sosta il Verona è atteso al Bentegodi in una sfida importante con il Milan. Testa bassa e avanti quindi, proprio come hanno sottolineato oggi i tre gialloblù Rafael, Jankovic e Nenè a Sky Sport 24 prima dell’allenamento pomeridiano.
Queste le parole del portiere gialloblù, Rafael.
LAVORIAMO AL MASSIMO PER RAGGIUNGERE LA SALVEZZA "Stiamo lavorando tanto. Dal ritiro di Racines non solo io, ma anche tutti gli altri compagni di reparto, stiamo dando tantissimo per raggiungere la salvezza il prima possibile. Sono felice perché faccio questo ruolo da tanti anni, quando sono arrivato in Italia ho imparato molti segreti sulla mia posizione in campo grazie alla vostra famosa scuola di portieri, la più forte al mondo. Sono veramente molto felice. I rigori parati? Non sono tanti, alla fine è molto difficile. Ci sono attaccanti bravi e tu devi essere preparato in quel momento decisivo della partita".
LA MIA STORIA CON IL VERONA "Quando sono arrivato qua 8 anni fa la squadra era in Serie C, ci sono state diverse difficoltà e vari step da affrontare. Per fortuna ogni nuova dirigenza mi ha confermato, e da quando è arrivato il presidente, Maurizio Setti, insieme a Giovanni Gardini e a Sean Sogliano, tutti mi hanno dato fiducia. Se sono qua è anche merito loro, che mi hanno confermato, e con l'aiuto dell'allenatore Mandorlini del preparatore Morini, posso crescere e mantenere il Verona in Serie A. L'azione contro la Ternana? Eravamo in Serie C, in quel momento non so cosa mi sia saltato in testa. Ho visto che davanti a me non c'era più nessuno della squadra avversaria e il portiere era a centrocampo. Ho voluto scattare e fare gol, mi hanno corso dietro ma ho permesso a Farias di segnare. Non sappiamo nemmeno noi spiegare cosa succede in quei momenti. Per fortuna è andata bene altrimenti non sarei nemmeno qui (ride, ndr)".
MARQUEZ E IL GRUPPO GIALLOBLU' "Da quando è arrivato ci parliamo spesso, facciamo parte del medesimo reparto. Ci sono tanti Rafael qui a Verona (ride, ndr) ma Marquez, con il suo modo di parlare, ci porta sempre a migliorare. Sono convinto che quest'anno il nostro reparto difensivo e tutto il gruppo siano fortissimi. Insieme all'allenatore lavoreremo per raggiungere la salvezza il prima possibile. Saviola? Si sta allenando benissimo. E' arrivato alla fine del mercato e può fare molto. Avrà la sua occasione e si è messo a disposizione dell'allenatore come ha sempre fatto. Si allena a mille, è pronto e può aiutare tutto il gruppo. Le punizioni a fine allenamento? A volte facciamo queste scommesse su di noi, riguardo ai tiri fuori. Purtroppo ci sono calciatori, come gli argentini, che se perdono non pagano le cene (ride, ndr). Non è facile battere Toni, che quando è stato sconfitto ha sempre pagato".
VERSO IL MILAN, CONTRO IL MIO AMICO ALEX "Alex? E' un amico, siamo cresciuti insieme da quando avevamo 14 anni. Lui è andato al Santos, con la possibilità di fare una bellissima carriera. Io non sono riuscito a giocare molto in Brasile, ho fatto una strada diversa ed è un immenso piacere giocare contro di lui. E' un grandissimo calciatore, ha fatto parte della Nazionale e sono certo che potrà giocarci ancora. E' un bravissimo ragazzo, ma contro il Milan sarà molto difficile. Sappiamo che sono una squadra importante e cercheremo di fare il massimo".
TRA TAFFAREL, BUFFON E RAFAEL Il mio idolo? Taffarel. Sono cresciuto guardando lui, è stato in Nazionale e ha vinto tanto anche lì. A livello europeo Buffon si sta dimostrando ancora ai giorni nostro come uni dei migliori al mondo. Arrivare al suo livello è molto difficile, è un grande uomo e un'ottima persona, in porta è il migliore in assoluto. E' impressionante la sua tecnica, la sua esplosività e la sua capacità di anticipare la giocata. Rafael del Napoli? Non l'ho conosciuto nel Santos, quando lui è arrivato io ero già andato via. E' un grandissimo portiere, un ragazzo giovane che in Brasile ha vinto tanto. Ha conquistato una Libertadores e diversi campionati. Può fare molto bene, è giovane e nel giro della Nazionale. In Italia può dare tanto e riuscire a fare quanto ha fatto in Brasile".
Queste invece le dichiarazioni dell'attaccante gialloblù, Bosko Jankovic.
MILAN, UNA PARTITA MOLTO DIFFICILE "Il Milan? Soprattutto in questi giorni, prima della sosta, abbiamo lavorato veramente tanto. Siamo pronti per una partita che sarà molto difficile, giochiamo contro una squadra fortissima però noi non dobbiamo avere paura di nessuno e rispettare tuttI. Continuiamo su questa strada, che secondo me è quella giusta. La sfida della scorsa stagione? Avevamo vinto, vogliamo provarci anche quest'anno. Giochiamo in casa, con i nostri tifosi che ci danno sempre una mano. Sono molto bravi, ci aspettiamo uno stadio pieno, questo sarà il nostro punto di forza per fare una grande gara. Se scelgo il gol o la vittoria? Penso alla squadra. Non voglio parlare di singoli ma dobbiamo fare la nostra partita. Non prometto 3 punti, ma se giochiamo come al solito possiamo fare bene contro una squadra così forte".
VOGLIO LASCIARE IL SEGNO A VERONA "Voglio lasciare il segno qui a Verona, perché non mi piacerebbe passare come un calciatore normale. Dipende tutto da me, mi sento bene e sono pronto a giocare con questa squadra. Abbiamo un ottimo gruppo e voglio dimostrare cosa valgo. Non ho cambiato molte squadre in carriera, il Verona è la mia quarta squadra e non ho mai avuto un gruppo come questo. Non abbiamo mai litigato, non c'è mai stata alcuna polemica. La squadra c'è, il gruppo anche, abbiamo un allenatore molto bravo e noi dobbiamo solo continuare così e affrontare una partita per volta, senza pensare a obiettivi come l'Europa League".
IO E LA SERBIA "Io in Nazionale? Per me è difficile affrontare questa domanda, ci sono tante questioni a cui io non riesco a rispondere. Sono sempre pronto per la Nazionale, sarebbe un onore giocare con la maglia della Serbia e aspetto una chiamata".
Queste infine le parole dell'attaccante gialloblù, Nenè.
VI RACCONTO LA MIA STORIA "Non so perché Mandorlini mi chiama Nene. Ci sono tanti modi per chiamarmi, a Cagliari ero Neno. Basta capirsi e per me va bene (ride, ndr). Il mio soprannome viene dalla nonna, non è andata a scuola e pronunciava facilmente il mio nome chiamandomi Nenè. Il mio passato? Per aiutare la mia famiglia, che era povera, ho fatto il controllore sugli autobus. Io avevo bisogno di soldi per vivere, così andavo a lavorare per non pesare economicamente sui miei genitori. Ho cominciato a 12 anni e ho continuato fino ai 17, a 18 anni ho iniziato a giocare a calcio".
CHE BELLO ESSERE A VERONA "Quando sono arrivato tutti i compagni mi hanno accolto benissimo e mi hanno fatto un grande saluto. Ho trovato un gruppo eccezionale, che vuole dare tutto dentro il campo. Questo si vede soprattutto nei momenti di difficoltà, solo così possiamo andare più lontano. Dove mi vedo in campo? Ho giocato in tanti modi, posso stare in coppia con Toni o con altri calciatori. L'importante è fare bene in allenamento, soprattutto la parte tattica. Io devo farmi trovare pronto per quando la squadra avrà bisogno di me. La mia prestazione a Roma? Non giocavo da un mese e mezzo, non era facile scendere in campo contro una squadra così forte. Mandorlini mi ha dato la tranquillità giusta per giocare, mi ha chiesto qualche movimento e l'ho eseguito. Quando vengo schierato mi sacrifico al 100% per la squadra. Mio figlio qui a Verona? Giocava nel Cagliari, ha 14 anni. Sto facendo tutti i documenti per farlo arrivare a Verona, vedremo se potrà rappresentare il futuro di questa società".
MILAN, PASSATO E FUTURO "La sfida contro il Milan? Sappiamo quanto forti sono, ma giochiamo in casa. Pensiamo a fare la nostra gara, se avremo la testa giusta potremmo anche vincere contro i rossoneri. Facciamo il nostro lavoro quotidianamente e giochiamo tranquilli. Dopo sei mesi che ero a Cagliari, c'è stato un contatto con il Milan. Loro erano interessati, Galliani ha parlato con Cellino ma il presidente ha voluto tenermi in Sardegna. Arrivavo dal Portogallo, un campionato diverso da quello italiano. L'opportunità di andare al Milan è quella che ti capita una sola volta nella vita, tutti vogliono giocare in una grande squadra, ma Cellino voleva tenermi a Cagliari e avevo un contratto da rispettare. Sono andato avanti".
IO E ANDREA MANDORLINI "Il mio rapporto con l'allenatore? Urla tanto (ride, ndr), ma lo fa nel modo giusto. Siamo qua da 3 mesi e non possiamo sbagliare. Ci sono momenti in cui deve svegliare la squadra mentre ci alleniamo".
UN PRONOSTICO SULLA SERIE A "Come calciatore vorrei vincere io lo Scudetto con il Verona, ma ci sono squadre forti come la Juventus e la Roma. Queste sono le favorite in Italia".
fonte hellasverona.it
