Jankovic: "Verona, pronto per altri assist"

Un amore per il calcio sbocciato già dalla tenera età. La Stella Rossa la squadra del cuore, Stojkovic il suo idolo, Totti il più forte giocatore italiano. Ora l'Hellas è la sua nuova casa. Vive il momento, si gode il presente con i suoi compagni a cui è molto legato, ma allo stesso tempo guarda avanti. Il campionato è fermo, ma lui pensa già alla sfida con il Milan. Un match molto importante per lui e per l'Hellas. Queste le dichiarazioni dell'attaccante gialloblù, Bosko Jankovic, rilasciate durante l'intervista esclusiva alla trasmissione "Questo è il Verona" in onda sulla official radio RadioBellla&Monella.
MOMENTO POSITIVO, ASPETTIAMO IL MILAN "Contro il Cagliari l’importante era fare tre punti, loro sono un avversario molto forte, come abbiamo potuto vedere nel primo tempo. Avrebbero potuto vincere ma poi abbiamo segnato: sono molto contento. Adesso il Milan? È troppo presto per parlare della partita contro il Milan, mancano ancora molti giorni. Sarà senza dubbio un match molto importante, perché noi siamo in un ottimo momento ma giochiamo contro un Milan che non è più quello degli ultimi anni. Dobbiamo rispettare tutti senza avere paura di nessuno: li abbiamo già battuti una volta, perché non provarci di nuovo? Io sono pronto, l’hanno scorso ho fatto anche l’assist! A me piace giocare di esterno, mi piace usare anche quella parte del piede...".
A VERONA MI SENTO A CASA "Qui sto molto bene. Mi sono integrato velocemente con i nuovi compagni. Non ho mai avuto una squadra così: questo gruppo ha qualcosa che gli altri non hanno, siamo sempre uniti. Non abbiamo mai litigato tra di noi, neanche lo scorso anno. È un segnale molto importante. Scherziamo molto in squadra, specialmente i “vecchi” come me, Agostini e Toni. In particolare Luca è uno splendido ragazzo che ti aiuta sempre nei momenti di difficoltà, questa atmosfera è anche merito suo. Dobbiamo continuare su questa strada. Io ho avuto molti compagni forti al Genoa, come Borriello, Frey e Milito, ma il gruppo non era così ben amalgamato come questo. Ciò si vedeva anche in campo tant'è che due anni fa avevamo rischiato la retrocessione: qui è diverso. Prima che grandi calciatori bisogna avere un grande gruppo. Marquez e Saviola? Sono davvero grandi campioni. Marquez in particolare ha moltissima esperienza e aiuta i compagni, stiamo subendo molti meno gol dello scorso anno. È presto per parlare, ma per ora va bene: abbiamo preso solo cinque gol in sei partite, non è male. Il mio rapporto con Mandorlini? Ho un buon feeling con lui, è un ottimo allenatore, questo gruppo e questi risultati sono merito suo. Partenza positiva già in ritiro? È vero, mi sentivo più forte soprattutto mentalmente. Non voglio passare da Verona come un calciatore "normale", voglio lasciare un segno qui. Non posso promettere cinque, dieci o quindici gol, ma voglio aiutare la squadra a fare più punti possibili. Non abbiamo nomi roboanti ma tanti buoni elementi. Io mi sacrifico molto anche in fase difensiva, non è facile fare su e giù svariate volte per tutti i 110 metri del campo".
IO, BOSKO JANKOVIC "Quando avevo 7-8 anni, giocavo sempre e amavo la Stella Rossa. Sono andato a fare un provino con loro: eravamo un centinaio di bambini, e dopo 15 minuti avevo dribblato talmente tanti avversari che mi hanno preso. Mi hanno detto che lì non c'entravo niente e che dovevo andare subito nella prima squadra (ride, ndr). Poi ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino ad arrivare alla prima squadra. L’infortunio? Non è stato facile, solo la mia famiglia sa cosa ho passato. Venivo da ottime annate, quell'estate erano stati venduti Milito e Thiago Motta e mi avevano detto che avrei dovuto essere uno dei protagonisti della stagione successiva. Poi però mi sono fatto male in amichevole contro la Reggiana, un brutto infortunio al ginocchio che mi ha tenuto fuori cinque mesi. Sono rientrato e ho fatto un paio di partite, fino alla sfortunata notte di San Siro: sono entrato a freddo per sostituire un compagno e mi sono fatto male di nuovo. Così sono tornato a Barcellona dal mio dottore: non avrei più potuto avere ricadute perché stavolta lo stop sarebbe durato 8 mesi. Io però ho un carattere forte, quello che è passato è passato, non devo più guardare indietro. La Nazionale? Giocare nella Serbia è sempre un onore per me, in carriera avrei potuto fare il doppio delle presenze. Non voglio parlare male di nessuno, ma la Serbia, sia come Nazionale che come Paese, non ha molte cose positive in questo momento e mancano i risultati calcistici. La mia Nazionale è mancata sia all’ultimo Europeo che all’ultimo Mondiale: a Euro 2016 dobbiamo esserci per forza. Il problema è che i calciatori forti ci sarebbero, come Ivanonic, Kolarov e Matic. Per quanto mi riguarda, secondo me qualcuno non mi considera abbastanza. Spero che le cose cambino e di avere nuove chances".
STOJKOVIC E TOTTI "Il mio idolo? Rimane Dragan Stojkovic, lui per la Serbia ha fatto molto, e anche qui a Verona ha mostrato le sue qualità nonostante gli infortuni. Ha giocato anche nella Stella Rossa, la mia squadra del cuore, e l’ho sempre seguito anche quando era all'Olympique Marsiglia. Poi ho ripercorso i suoi passi al Verona, che è uno dei club più importanti in Italia, con tifosi che mi ricordano quelli della Stella Rossa. Mi piacciono moltissime cose di Verona. Il giocatore italiano più forte? Direi Totti. Mi piace molto e penso sia il più forte".
fonte hellasverona.it
