EDITORIALE - Napoli, è solo una brutta mano. Sarri trust the process - I AM CALCIO ITALIA

EDITORIALE - Napoli, è solo una brutta mano. Sarri trust the process

Sarri, Napoli
Sarri, Napoli
NapoliSerie A

NAPOLI. Una bella partita, non v'è dubbio alcuno, il Napoli ha fatto il suo solito gioco per circa 60'/65' salvo poi perdersi in maniera clamorosa con errori non solo nei singoli ma di reparto, mi riferisco principalmente al primo gol giallorosso ed al secondo gol della gara di Dzeko. Non è possibile avere un calo d'attenzione, una superficialità così mortifera dopo soli 60'' dal vantaggio e lasciare così tanto spazio in ripartenza ad un calciatore come Cengiz Under che proprio negli spazi trova terreno fertile per le sue scorribande, spiace per Rui che era partito bene con l'assist per Insigne ma poi si è fatto notare in negativo per ben tre volte.

Il tris giallorosso, fossi stato io sulla panchina azzurra, m'avrebbe provocato una tale orticaria che negli spogliatoi per farmela passare avrei dovuto prendere a muso duro almeno due o tre calciatori. Il bosniaco è stato bravo a sfruttare il mismatch, c'era il povero Mario Rui a contrastarlo, ancora lui che è pure scivolato prima del tiro mortifero, contesto però soprattutto la ricezione e la preparazione fin troppo tranquilla per il numero nove giallorosso. Il secondo gol è frutto dell'abilità dell'attaccante nel sovrastare un impalato Albiol, peggior gara stagionale per quest'ultimo, il quarto sigillo è un atto di lucida follia.

La Roma per una sera è stata un pò bianconera, inutile negarlo, ha sofferto e non poco ma è stata brava e fortunata nel restare attaccata alla partita, sfruttando con grande cinismo le occasioni concesse da un Napoli che sotto porta non è stato né bravo né fortunato. Già in passato avevo notato questa caratteristica, creano tanto, bello, bellissimo, però il rapporto tra occasioni e gol fatti ancora non mi soddisfa pienamente soprattutto contro un certo tipo di avversarie (Juve ed Atalanta su tutte ndr). Sarà pure una questione di caratteristiche e di filosofia di gioco ma per conquistare titoli bisogna saper vincere anche quando si è "brutti" e qui entra in gioco il cinismo e la maturità di una squadra, aspetti sui quali gli azzurri stanno crescendo ma che non fanno parte ancora in maniera integrale del background mentale dei sarriani.

Chiudo proprio con l'aspetto caratteriale del gruppo, ed a tal proposito confido che Sarri stia comprendendo che accampare alibi è inutile ed altamente deleterio per i suoi ragazzi. Trovare una risposta ai propri errori, fuori di sé, non permette ad un gruppo di migliorarsi. Le vette tecnico-tattiche raggiunte sono indiscutibilmente un pregio per Sarri ma è ora di fare uno step ulteriore, il più difficile di tutti, non parlare di quello che fanno gli altri. Non per fare filosofia spiccia, ma in effetti nella vita se si vogliono raggiungere obiettivi importanti bisogna parlare poco e fare molto.

Il processo di crescita di un gruppo passa anche dall'ammettere i propri errori e le proprie debolezze, per imparare a vincere servono determinati feedback ma per ottenerli non si può prescindere dal passare per la sconfitta ma sempre seguendo il proprio modo d'essere e le proprie idee, possibilmente migliorandole in seguito alla ricezione dei suddetti feedback. Accampare scuse, dare la colpa agli altri, al sistema indipendentemente dal fatto che sia marcio o meno, non permette di ottenere un ritorno esperienziale in grado di migliorare lo status precedente, dunque non si impara nulla.

Talvolta quando in un gruppo qualcuno sbaglia c'è sempre quello che si addossa la colpa e si prende la responsabilità, stavolta è un pò di tutti a vario titolo, ma anche questo non va bene, così facendo lo sbaglio sarà ripetuto probabilmente altre volte, dunque non si è risolto nulla. Piuttosto credo che gli azzurri debbano stabilire un meccanismo efficace che porti a definire una strategia da adottare quando qualcuno commette un errore, vedi Rui contro la Roma, quando una squadra sbaglia una partita o semplicemente la perde.

In definitiva credo che il male di questa sera non è di quelli che viene per nuocere, se preso in un certo modo chiaramente, quindi Sarri continui a credere nel processo di crescita di questo gruppo senza sosta e soprattutto senza alibi. Prendendo spunto dal motto degli ultimi anni dei 76ers, franchigia della National Basketball Associaton, Sarri Trust The Process.

Luigi Langellotti