Milan, Mirabelli-Montella: è rottura? - I AM CALCIO ITALIA

Milan, Mirabelli-Montella: è rottura?

Mirabelli scende in campo a San Siro
Mirabelli scende in campo a San Siro
MilanoSerie A

Dopo il tracollo di Genova, con la Samp, Fassone si era calato nel ruolo di poliziotto cattivo, criticando Montella in modo neanche troppo velato, mentre Mirabelli aveva intrerpretato il poliziotto buono, quello che sembra dalla parte dell'inidiziato. Il Milan di Europa League, ieri sera, ha di fatto reso Mirabelli il secondo poliziotto cattivo, nelle indagini sul (quasi ex?) tecnico rossonero. Ecco i fatti. Il ds Massimiliano Mirabelli, prima della partita, aveva acceso la serata parlando ai microfoni di Sky Sport: "Ognuno di noi ha un tempo, non solo Montella, ce l'ho io, ce l'abbiamo tutti. Questo Milan è stato costruito con tutti i rischi del caso, abbiamo voluto dare al mister un gruppo di giovani forti per costruire un buon futuro. La proprietà non è lontana affatto, ci sta molto vicina, ci sta facendo lavorare al meglio. Poi il tempo è un orologio per tutti". Diventava impossibile non iniziare a pensare ai rischi corsi dalla panchina di Montella: "È il rischio del nostro lavoro ed è giusto che sia così, è capitato anche a grandi allenatori di non avere risultati in un anno. Sappiamo qual è il nostro progetto, sappiamo che abbiamo fatto tre partite e ne mancano trenta. In queste restanti gare dobbiamo essere una squadra come il Milan deve essere. Rispetto per tutto, timore per nessuno, avere equlibrio in campo e dare un po' di timore all'avversario". Quale che fosse lo scopo di Mirabelli, gara e post gara hanno fornito due verdetti piuttosto cupi: uno scialbo 0-0 nella serata che avrebbe dovuto rilanciare il Milan e, invece, ha "regalato" alla squadra i primi fischi di San Siro, e la risposta polemica (e masochista) dell'Aeroplanino: "Non sono d'accordo con Mirabelli sulle critiche post derby. Sto facendo preparare a un mio amico farmacista una pillola per le sconfitte (Montella lo dice ridendo, ma la stoccata sembra andare a segno, ndr). Lui si è avvicinato alla panchina? Ho visto dalle immagini, non so dove fosse. Magari una cosa scaramantica". Magari. Di sicuro, queste dichiarazioni potrebbero aver segnato il destino di Montella. Se, infatti, al termine della partita con l'AEK, le intenzioni della società erano indirizzate verso una conferma a tempo (almeno fino fino al Genoa), dopo la conferenza stampa, non è fantascienza pensare a un Mirabelli risentito al punto di voler allontanare il tecnico già questa mattina. Veniamo alla partita. Il Milan mantiene la testa del gruppo, ma i vertici rossoneri non si fanno illusioni: le avversarie dovrebbero essere poco più che sparring partner e, invece, sono arrivati un soffertissimo successo sul Rijeka, ormai 22 giorni fa, e questo deludente pareggio, capace di mostrare l'assenza di peso, di personalità e di idee di una squadra, sulla carta, ancora imperfetta ma ricca di talento e (presunti) giocatori di esperienza. I leader, però, latitano e Montella, nonostante continui a cambiare formazione e schieramento (difficile, però, giustificare la mancanza di una formazione tipo, a fine ottobre), non riesce a tirare fuori dai suoi che una frazione di queste potenzialità. "È Montella che deve disegnare la squadra- aveva aggiunto Mirabelli, prima dell'AEK- siamo consapevoli che il momento non è positivo, sapevamo che non era facile, ma sappiamo di avere un grande gruppo, dei giovani forti. Dobbiamo solo trovare identità di squadra". Ma gli stessi giocatori rossoneri, dopo la gara, mostravano scoramento, quasi rassegnazione. Locatelli: "I tifosi hanno tutte le ragioni, dobbiamo migliorare con i fatti e non a parole". Calabria: "Stiamo vivendo un periodo sfortunato, serve una svolta". Di nuovo Montella: "I giocatori chiave non hanno la fiducia giusta per fare la giocata". Sì, ma chi gliela deve dare, questa fiducia? A Milano, se lo chiedono in molti. Perchè, se i circa 20mila tifosi presenti a San Siro fischiano il Milan alla fine della gara, è difficile che a qualcuno interessi che Montella pensi di avere "un rapporto splendido con Mirabelli dal punto di vista personale e lavorativo. Così come col dottor Fassone". Cambiare in corsa è una strada che, il più delle volte, porta a risultati mediocri, se non negativi. Ma questo Milan si trova davvero a un bivio e, dopo gli investimenti faraonici della scorsa estate, la "logica" del calcio sembra imporre alla dirigenza la ricerca di un capro espiatorio a Milanello.

Stefano Piazza